Una questione di solidarietà tra generazioni, dentro a familiari spazi di vita

Tiziano Vecchiato, Direttore Fondazione E. Zancan, Presidente Assoc. scientifica Piaci


 

l tema dell’invecchiamento è normalmente visto come problema, come perdita di autonomia, autunno della vita e tempo di ricordi. È visto anche come momento di vivere senza lavorare, con i risparmi messi da parte, cercando di non essere di peso. È tempo in cui evitare di perdere salute e capacità.

Un problema da ridefinire

La cultura dominante non fa sconti, visto che pensa alla salute come a uno standard da mantenere, con livelli prestazionali uguali per tutte le età, a cui uniformarsi.
Negli ultimi anni scienza e coscienza stanno ripensando i propri fondamentali, per mettere in discussione questa ortodossia funzionalista, che non corrisponde al senso profondo della salute e del prendersi cura in ogni età. Ad esempio Machteld H. e altri (1) si chiedono «How should we define health? Cosa possiamo intendere per salute?»
L’aumento delle malattie croniche è sotto gli occhi di tutti. Comporta necessariamente una perdita di salute? Dipende dalla capacità di adattamento. Dipende dalla capacità di potenziare funzioni integrative. Ci costringe ad approfondire i comportamenti adattivi, ma anche a valorizzare le capacità nelle età della vita.
Potremo cosí scoprire quanto ogni persona può mettere in discussione il proprio declino, come male inesorabile. Invecchiamento attivo significa prima di tutto questo e non va confuso con scelte utili, riconoscibili negli stili di vita, nelle abitudini alimentari, nell’investimento nelle relazioni, nel volontariato, nella vita piú per gli altri e non per sé stessi.
Il capire quanto alcune potenzialità siano alla portata di ogni età nasce dall’interrogarsi sul valore dell’invecchiare.
Cosa significa “valore”? Si possono considerare valori “inestimabili”, come quello dell’amore tra nonni e nipoti, e valori “stimabili”, misurabili in termini di tempo donato, di reddito messo a disposizione dei familiari, di cura per chi in famiglia ne ha bisogno.
La cultura tradizionale ci descrive l’invecchiamento come spesa, come perdita, come danno sociale. Sarà proprio cosí? Un’analisi dell’economia dell’invecchiamento porta a sostenere il contrario, visto che gran parte delle persone anziane: ha la salute della propria età, aiuta figli e nipoti, fa volontariato, partecipa alla vita pubblica, non si sottrae all’impegno sociale, consuma beni e servizi (2).
Le persone anziane, come nelle precedenti fasi della vita, utilizzano servizi sanitari e concorrono a finanziare i costi sociali dell’assistenza. Quelli sanitari li hanno già finanziati con la solidarietà fiscale, contribuendo a garantire il lavoro di cura in àmbito sanitario e sociosanitario per piú di un milione di operatori sanitari.

Invecchiare in famiglia: costo o valore?

Nel 2011, gli occupati in Sanità erano 1.267.100 (468.400 uomini e 799.200 donne), in pratica 20 occupati ogni 1.000 abitanti (3). Un buon risultato se si pensa che la spesa di welfare è un investimento considerevole e non solo un costo.
Il 5% degli ultra65enni ha problemi di non autosufficienza. Non è molto. Bisogna aspettare gli 80 anni per tassi di non autosufficienza piú elevati, verso il 30%.
L’autonomia delle persone anziane non riguarda soltanto le funzioni organiche, funzionali, cognitive, comportamentali. Riguarda anche la capacità di spesa, che per ultra64enni è intorno al 20% dei consumi equivalenti, circa 187 miliardi di euro nel 2010 (erano 173 miliardi nel 2008). La tabella 1 illustra la variazione del reddito equivalente per classi di età, dal 1991 al 2010 (4).
Le tabelle 2, 3 e 4 illustrano, per la popolazione di diverse fasce di età e per gli anni 2008 e 2010, i valori e gli indici di povertà economica (5) relativi a tre indicatori: a) reddito equivalente, b) reddito pro capite e c) consumi.
Il valore complessivo dei consumi della popolazione anziana (65 anni e piú), è quantificabile (6), come detto prima, in circa 173 miliardi di euro nel 2008 e in circa 187 miliardi di euro nel 2010, con un aumento aggregato di circa l’8% nel biennio considerato.
Se consideriamo il totale della popolazione, il valore complessivo dei consumi, stimabile in circa 829 miliardi di euro nel 2008 e circa 880 miliardi di euro nel 2010, ha avuto un aumento aggregato del 6%.
La differenza tra redditi e consumi degli ultra64enni è positiva, nel senso che i consumi risultano mediamente inferiori al reddito. È una differenza importante. Descrive la funzione di banca domestica delle persone anziane che, quando possono, contribuiscono al reddito di figli e nipoti, andando incontro alle loro necessità.
Infine la Tabella 5 riporta i valori mediani di ricchezza netta familiare (7), distinta per classe di età del capofamiglia. La Tabella 6 descrive la variazione percentuale tra il 2008 e il 2010, con un incremento del 9,7%.

Le persone anziane: una minaccia per la spesa sanitaria pubblica?

La spesa pubblica per assistenza di lungo periodo alle persone non autosufficienti (la LTC – Long Term Care) corrisponde all’1,7% del Pil, circa 27 miliardi di euro (8). Si compone principalmente di due voci: i servizi per assistenza sanitaria, pari allo 0,84% del Pil, e i trasferimenti monetari per indennità di accompagnamento, pari allo 0,72% del Pil (9).
Le proiezioni della Ragioneria generale dello Stato indicano, da qui al 2060, un aumento (per servizi sanitari e per indennità di accompagnamento) pari a un ulteriore 1,5% del Pil, circa 23 miliardi, da qui a 48 anni.

Tabella 2

Tabella 3

Tabella 4

Tabella 5

Non è un problema insuperabile, se solo si pensa che l’incremento degli interessi sul debito pubblico tra il 2010 e il 2015 è di 43 miliardi di euro in soli 5 anni. Ma nonostante questo non si perde occasione, soprattutto negli ultimi tempi, per agitare lo spettro di un invecchiamento costoso, che mette a rischio la sostenibilità del nostro sistema sanitario.
Le persone anziane quando chiedono aiuto aiutano tante persone. Il caso piú eclatante è rappresentato dal fenomeno delle centinaia di migliaia di donne immigrate che, in pochi anni, hanno trasformato la propria vita, e quella di molte famiglie, dedicandosi alla cura. Si sono inventate un nuovo lavoro e hanno sviluppato soluzioni, a fronte di una domanda crescente e inevasa.
Avrebbero potuto pensarci i decisori pubblici, le aziende private, i fondi integrativi socio-sanitari. Lo faranno, ma mentre nei territori è già in atto una trasformazione profonda: lavoro non piú garantito soltanto a persone immigrate, ma anche a persone residenti, che hanno a disposizione un’opportunità per uscire dalla disoccupazione e dall’assistenza sociale.

Valore a disposizione in famiglia

Per imparare a pensare in termini di valore, è necessario mettere in discussione l’idea di salute ideale. Chiede a ogni persona di adeguarsi a standard di efficienza senza età, come se la salute fosse da normalizzare per ogni età della vita. Se la salute si basa su parametri “senza età”, non si capisce di cosa si sta parlando. Potrà cosí meglio inserirsi il mercato parafarmaceutico e farmaceutico, proponendo soluzioni “anti ageing”, screening non necessari, soluzioni per l’attività fisica, consumi giovanilisti. Nel contempo la maggiore disponibilità di “tempo libero” mette molte persone nella condizione di chiedersi: cosa posso fare?
Nel ciclo di vita le perdite fisiologiche si accompagnano naturalmente all’acquisizione di nuove capacità. Avviene in ogni età. È esperienza dei bambini che crescono e degli adulti che proseguono negli anni, in un’esperienza di vita che riserva sempre nuove sorprese. Se nella fase finale della vita i sentimenti di perdita prevalgono su quelli di sviluppo, non significa che la sfida delle capacità sia meno impegnativa. È una sfida da affrontare a mani nude, con meno potenzialità di natura organica, con meno flessibilità funzionali, con meno performance cognitive, in un momento in cui la mente è molto impegnata con i ricordi e la trasmissione dell’esperienza.
Sono potenziali da meglio conoscere ed esplorare. Si allargano per cerchi concentrici: dagli organi agli apparati, alle conoscenze, alle emozioni, …, per poi allargarsi alle relazioni, ai valori, al senso profondo e spirituale del vivere. Il problema diventa il bilanciamento di mondi di significato che si fondono, senza concentrarsi in uno di essi, distribuiti come sono nell’esistenza.
In famiglia tutto questo è meglio riconoscibile: nelle potenzialità e nelle capacità di ogni età, grazie all’amore che depura i deficit degli anni, facendo delle perdite una ragione per prendersi cura dei problemi e delle potenzialità, in modo ordinario nella vita di tutti i giorni.
Solo facendo sembrare innaturale quello che è profondamente umano, la vecchiaia, si perde il senso delle età della vita e la possibilità di cogliere i suoi frutti che, come in natura, si colgono in ogni stagione: in primavera e in estate, ma anche in autunno e durante l’inverno.

Prendersi cura

Prendersi cura di sé stessi, per le persone anziane significa impegnarsi con azioni e abitudini molto concrete, che possiamo ordinare: mangiare in modo sano (73,7%), fare attività fisica (68,5%), avere relazioni di amicizia con altre persone (67,6%), fare volontariato (65,7%), partecipare ad attività ricreative con gli altri (50,2%), essere disponibili a conoscere cose nuove (46,9%), occuparsi dei nipoti (36,6%), avere scambi con persone giovani (33,3%), far parte di un gruppo organizzato (31,9%), imparare nuovi “mestieri” per hobby (9,9%). La sequenza inizia dalla “cura di sé” per poi lasciare spazio alle relazioni, al volontariato, alla cura dei nipoti, all’incontro tra generazioni (10).
Ad esempio, le persone che considerano “occuparsi dei nipoti” un’opportunità per invecchiare meglio sono anche quelle che hanno contatti e dialoghi piú frequenti con persone piú giovani. Indicano tra i benefici la trasmissione di memoria, la possibilità di apprendere cose nuove, sentirsi ascoltati, non avere preoccupazioni. È una questione di legame tra generazioni. È una delle esperienze che piú di altre favorisce l’invecchiamento attivo, visto che “costringe” non solo al confronto ma anche al dialogo, al riconoscimento dei punti di vista, a gestire le diversità.
Non a caso tra le condizioni che favoriscono il rapporto tra giovani e anziani c’è la condivisione di esperienze (59,6%), il dialogo e il confronto (50,2%), l’ascolto reciproco (48,8%), i nipoti (28,2%). Gli ostacoli sono speculari ai fattori positivi: i pregiudizi, la diffidenza verso le tecnologie, l’idea che le persone anziane siano portatrici di vecchi pensieri. La mappa successiva ci offre un quadro d’insieme entro cui orientarci tra aspetti positivi e negativi. In una società in cui prevale l’io sul noi la composizione delle differenze, delle potenzialità e dei rischi non è facile. Chi vive in prima persona il “dare” e, oltre al dare, il “donarsi” sperimenta la creazione di valore, che è personale, familiare e sociale. Il passaggio dal dare al donarsi richiede sforzo straordinario perché trasformativo, generativo di esperienza che arricchisce profondamente.

Delegare e/o accompagnare?

I genitori che lavorano devono delegare una parte delle loro responsabilità ai nonni, che cosí possono occuparsi dei nipoti. La possibilità non è necessariamente un atto di volontà, visto che la cura dei nipoti richiede di stare nella stessa casa o non troppo lontano. Richiede capacità di reggere i ritmi dei bambini, senza esserne sopraffatti. Richiede gusto di farlo, malgrado i carichi di responsabilità che questo richiede.
La situazione opposta è quando sono i “vecchi” a dover delegare ai figli parte delle proprie responsabilità, a causa delle capacità compromesse. Possono essere fisiche, mentali, funzionali. Il risultato è che la persona non dispone piú di sé stessa e si trova costretta a vivere esperienze vissute che non ricorda piú, quando nei primi anni di vita dipendeva totalmente dai genitori. Essere vecchi significa poter sperimentare quanto fragili si può diventare. Non è facile accettarlo, accettare l’aiuto continuo, visto che senza di esso non si potrebbe vivere.
In entrambi i casi delegare non significa soltanto affidare all’altro qualcosa di sé, quando la non autosufficienza arriva a modificare radicalmente i rapporti e le condizioni di vita.
Delegare significa fidarsi, affidarsi e amarsi. Sono gradazioni diverse per intensità e valore esistenziale. L’invecchiamento attivo è fidarsi, affidarsi e amarsi. Significa guardare al proprio invecchiamento non solo in termini organici e funzionali.
L’occuparsi degli altri verrebbe dopo? Non si tratta di ridurre il problema a giudizi morali, ma prima ancora di riconoscere le grandi pressioni del mercato dell’invecchiamento e dell’offerta che esso propone.
Accompagnare significa anzitutto non lasciare soli. Il problema è, nuovamente, chi? L’esperienza di famiglia è un passaggio che non tutti possono sperimentare. È accompagnamento reciproco,  autogestito. Se è accompagnamento valoriale e culturale può certamente dare frutti. Se invece fosse istituzionale, i rischi non sarebbero dissimili da quelli che tutti sperimentano quando subiscono pressioni esterne.
Come potrebbe configurarsi un accompagnamento discreto, rispettoso degli spazi di vita, attento a valorizzare tutte le età? Il rischio è di assecondare lo stigma del peso sociale, mentre le istituzioni assegnano agli anziani in buona salute il compito di occuparsi dei familiari in cattive condizioni di salute o dei nipoti. Entrambi non troverebbero servizi adeguati ai bisogni.
La questione “delegare o accompagnare” ci riporta cosí alla prima domanda: chi delega e chi accompagna? Una prima risposta va cercata nell’equilibrio tra i due termini della questione. Una seconda risposta, piú impegnativa, guarda al futuro dell’invecchiamento.
In letteratura è immaginato come percorso di monitoraggio e manutenzione, concentrato soprattutto sulle dimensioni organica e funzionale, cognitiva e comportamentale. Ma ci sono almeno altre due dimensioni da esplorare e su cui investire. Sono la dimensione socio ambientale e relazionale e la dimensione valoriale e spirituale.
La vecchiaia non è solo un corpo e una mente meno funzionali. È anche spazio di vita e di relazioni, è anche esperienza di valori e spiritualità, con una famiglia piú capace di custodire e accompagnare, senza delegare.

 

Tiziano Vecchiato
Direttore Fondazione E. Zancan, Presidente Associazione scientifica Piaci – Per  l’Invecchiamento Attivo e le Cure Integrate


 

Note

1) H. Machteld e altri, How should we define health?, BMJ, 2011, 343: d4163.

2) T. Vecchiato, Invecchiamento e sostenibilità dei sistemi regionali di welfare, in Studi Zan- can, 1, 2011, pp. 9-21.

3) Fondazione Zancan, Vincere la povertà con un welfare generativo. La lotta alla povertà. Rapporto 2012, Il Mulino, Bologna 2012.

4) Banca d’Italia, Supplementi al Bollettino Sta- tistico – Indagini campionarie – I bilanci del- le famiglie italiane nell’anno 2010, 2012, p. 16.

5) L’indice di povertà economica è definito come la percentuale di individui al di sot- to della soglia definita come la metà della mediana dell’indicatore corrispondente.

6) Il valore complessivo dei consumi è stato calcolato moltiplicando il valore dei con- sumi equivalenti (degli anziani e totali) per la popolazione residente (anziana e totale) alla fine dell’anno di riferimento.

7) La ricchezza familiare netta è costituita dalla somma delle attività reali (immo- bili, aziende e oggetti di valore), delle at- tività finanziarie (depositi, titoli di Stato, azioni ecc.) al netto delle passività finan- ziarie (mutui e altri debiti).

8)   Ministero dell’Economia e delle Finanze, Le tendenze di medio-lungo periodo del siste- ma pensionistico e sociosanitario previsioni elaborate con i modelli della Ragioneria Ge- nerale dello Stato aggiornati al 2009, 2010, disponibile su www.rgs.mef.gov.it

9) Cesvot e Fondazione Zancan, L’apporto del volontariato alla promozione dell’invecchia- mento attivo e della solidarietà tra generazio- ni. Rapporto di ricerca, Fondazione Zancan, Padova 2012.

10) G. Verbist, M. Förster, M. Vaalavuo, The Impact of Publicly Provided Services on the Distribution of Resources: Review of New Results and Methods, Oecd Social, Em-ploy- ment and Migration, Working Papers, 2012, 130.

 

 

 

 

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