Non basta sorvegliare: è necessaria una alleanza educativa, per una “navigazione” condivisa

Gianfranco Volpi, Segretario regionale, Coordinamento per l’Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia – COISP


 

 

Internet è l’invenzione che ci ha consentito di entrare nell’éra tecnologica, permettendoci di comunicare in tempo reale con qualsiasi realtà del mondo. Creato inizialmente per velocizzare l’invio di  informazioni militari, è divenuto in pochi anni protagonista della globalizzazione. Porta di accesso a qualsiasi informazione politica, sociale, culturale e interindividuale, la Rete offre certamente tantissimi vantaggi.
Abbattendo virtualmente le frontiere, ha facilitato la comunicazione grazie al fiorire di Social Network. Persone di ogni razza e nazionalità, residenti in luoghi lontani e inaccessibili, possono interagire tra loro in tempo reale, offrire servizi, prodotti, informazioni, foto, video e ogni tipo di documento. Se, da una parte, Internet è diventato fondamentale nella globalizzazione, dall’altra, rappresenta uno strumento caotico e incontrollabile: nessuna banca dati è al sicuro.
Verificare l’attendibilità di una notizia è complicato e spesso impossibile. Internet è manovrabile e vulnerabile. Per gli adolescenti, Internet rappresenta un’opportunità didattica, formativa ed educativa. Inizialmente i bambini usano tablet e smartphone per guardare i cartoni animati o per i loro giochini preferiti, poi cominciano ad approcciare il computer vero e proprio a fini ludici e per fare ricerche, studiare, approfondire e allargare il campo dei propri interessi e passioni. Si entra cosí in chat e nei Social Network, dove si scambiano informazioni personali mettendo a rischio la propria privacy.
Cosí i vari Facebook, Netlog, YouTube, MySpace, WhatsApp, Ask.fm e altri diventano le piattaforme ove “lanciarsi”: veri e propri punti d’incontro, angoli ricreativi. Si comunica scambiandosi foto, filmini e filmati, musica, notizie e confidenze e, necessariamente, s’imparano nuovi vocaboli in inglese e termini tecnici. Il Social Network rappresenta un’importante porzione della vita dei ragazzi, un’interfaccia, dove riporre qualsiasi cosa, dagli oggetti, agli interessi, ai sentimenti. La password è la chiave d’accesso per entrare in quel mondo parallelo, concessa a chi si vuole, magari “all’amico del cuore” e, quasi mai, ai genitori.

Socializzazione nel “mondo digitale”

Nell’analisi delle forme di socializzazione nel “mondo digitale” le opinioni degli esperti in materia sono discordanti, ma gran parte di loro converge su una stessa linea mettendo in guardia gli utenti della Rete dai rischi e dalle trappole nascoste in essa.
A farne le spese sono soprattutto i minori. Il punto di partenza è la socializzazione. Persone con problemi di relazione, spesso protetti dall’anonimato, creano identità fittizie, talvolta proiezione del desiderio di apparire diversamente da ciò che realmente sono, utilizzando proprio i Social Network. Facebook, Twitter, Google sono termini ormai di uso comune. Gli ultimi strumenti: i praticissimi tablet, gli smartphone e i telefoni cellulari, si prestano comodamente a questo scopo, allargando a dismisura le opportunità di relazione.
Si è creato, dunque, uno sconfinato canale su cui navigare e, in questo, le nuove generazioni sono piú avvantaggiate proprio perché lo strumento e le procedure di utilizzo sono per loro piú consone e familiari.
L’anonimato favorisce l’audacia, attenua le inibizioni e induce a osare. Si sentono piú sicure e protette, sia perché possono scegliere l’interlocutore, sia perché la verità può essere dichiarata parzialmente.

La dipendenza digitale

Difficile “controllare” chi per predisposizione d’animo si vuol sentire libero, tanto piú con un mezzo che gliene offre ampia possibilità.
Difficile vigilare su chi per destrezza, presupposta la volontà, può facilmente gabbarci. Senza attribuire colpe, manca un’informazione di base affinché la comunità sia informata e preparata per riconoscere i limiti oltre cui non bisognerebbe inoltrarsi. È pur vero che l’adolescenza si contraddistingue per una sorta di ribellione esistenziale ove l’atto trasgressivo è normale, ma ciò non giustifica una degenerazione dei costumi e una svalutazione dei valori. Istituzioni, scuola e genitori in primis, enti e associazioni a tutela e a sostegno dei minori, in una sinergica azione d’informazione si attivino affinché la ricca opportunità offerta da Internet, sia spesa al meglio.
Va da sé che tutta questa “libertà”, porta spesso a mettere i minori di fronte a rischi e pericoli. Uno dei rischi piú diffusi è la dipendenza da video-game. Inizialmente i minori si avvicinano al video gioco per puro scopo ludico, poi, provando piacere nel superare le difficoltà e i livelli, usano la “paghetta” settimanale per acquistare i bonus necessari a superarli.
Con il tempo, nasce l’esigenza di avere a disposizione maggiori risorse economiche. Le richieste di denaro ai genitori diventano piú frequenti, accompagnate da motivazioni piú svariate, fino ad arrivare a mentire a genitori, compagni e insegnanti. Nei casi di dipendenza conclamata i ragazzi sono capaci di trovare modi illeciti per procurarsi il denaro.
Un’indagine condotta da Demoskopea nel 2010 su un campione di 13.360 ragazzi frequentanti le scuole di tutta Italia, con età compresa tra i 13 e i 18 anni, riferisce che il 49% di essi è dipendente da videogames. Siamo nel para-patologico o patologico stesso se simili comportamenti sono considerati alla stregua dell’alcolismo o della tossicodipendenza.
Faccio questo parallelo perché le situazioni, i motivi e le dinamiche sono simili. Questo sconsiderato uso riguarda, a pieno titolo, quelle fasce di persone che noi consideriamo giovani o giovanissimi, dove il gioco inizia per divertimento e diventa frenesia. Il minore giocatore sarà un adulto dipendente.
I rischi di essere distolti da una vita equilibrata e sana, sono reali. Benché ci siano aspetti positivi in termini di abilità, prontezza di riflessi, acutezza e capacità di sintesi, di logica matematica, di gestione delle emozioni, di pronte decisioni e di divertimento in sé, quest’uso sconsiderato può avere effetti deleteri. Nel momento in cui non si è piú in grado di scegliere, ma è il gioco a dominare, si entra nel vortice della dipendenza.
I minori, assorbiti dal videogioco senza pausa, tralasciano tutto il resto. Impegni scolastici, sport, vita sociale, sono penalizzati e, al contempo, anche l’aspetto psicofisico ne è compromesso. Le possibili conseguenze di questo “attaccamento” possono essere: sovrappeso, disturbi di concentrazione e del sonno, aumento dell’ansia, irritabilità, nervosismo sino ad agitazione, tremori e attacchi di panico. Il soggetto, in questo suo appagamento rischia la perdita del contatto con la realtà, causando disagio e tensioni, in un conflitto apparente con chi lo circonda e con sé stesso. Non bisogna assolutamente sottovalutare quei comportamenti reiterati, responsabili della dipendenza.

La cyberpedofilia

Veniamo ora a uno dei crimini piú diffusi e devastanti per le vittime: la cyberpedofilia. Il pedofilo, persona per sua intrinseca e complessa natura, spesso dalla doppia pulsione sessuale, ben si nasconde dietro le apparenze di persona normale e insospettabile.
Nel suo sforzo di evitare i rischi, il pedofilo è stato aiutato dall’evoluzione degli strumenti informatici che gli hanno fornito un mezzo comodo e discreto con cui dialogare, porsi e attuare la sua perversione: la onnipervasiva Rete. Per il pedofilo la Rete è, dunque, un’opportunità formidabile attraverso la quale emergere e agire a vari livelli. Il pedofilo online si avvale di siti Web con contenuti apparentemente legali ma che offrono al loro interno spazi, chat e forum, dove è possibile scambiare materiale pedo-porno grafico o, addirittura, adescare i minori.
Questi siti pedofili si celano sotto una veste apparentemente innocua per nascondere comportamenti altrimenti condannabili. Qui l’arguzia e la manipolazione trovano ampia creatività. Siti ambigui, facilmente travisabili per associazioni in difesa dei minori, suscitano, grazie a immagini e contenuti, sentimenti di compassione, protezione e condivisione, utilizzando temi d’interesse sociale su argomenti quali libertà, diritti ed educazione. Utilizzano nomi legati a personaggi dei fumetti o dei cartoni animati. Sono soprannomi virtuali, allegri, fantasiosi e quindi molto adatti a carpire con facilità la fiducia dei bambini.
I pedofili s’inseriscono nella solitudine del minore, alimentando le lamentele riguardo alle comuni incomprensioni della vita famigliare al fine di creare un’atmosfera di complicità. Questo comporta almeno due conseguenze: crea una distanza tra il minore e i genitori e, nello stesso tempo, porta a una segreta “alleanza speciale” con il pedofilo. Per evitare tali situazioni bisognerebbe educare adeguatamente i ragazzi, prestando molta attenzione alla navigazione su Internet.

Il cyberbullismo

Il reato che sta dilagando in modo molto preoccupante fra i minori è il cyberbullismo. Internet diventa lo strumento piú efficace per la diffusione di calunnie o per attuare strategie per isolare la vittima dal gruppo.
Cosa c’è di piú comodo, invadente e dannoso di una rete telematica per distruggere la reputazione di una persona?
Sappiamo quanto i giovani siano capaci di crudeltà vere e proprie. Spesso i bulli si concentrano su soggetti già di per sé piú deboli perché affetti da qualche complesso, difetto o carenza, che, vuoi per l’incapacità di reagire o per il timore di essere additati come spie, si chiudono nel guscio del silenzio, evitando di confidarsi con qualcuno.
I genitori dovrebbero incoraggiare il ragazzo a parlare dei propri disagi per capire la rilevanza del fatto dandogli tutto il sostegno necessario e, nel caso, allertare gli insegnanti o l’adulto responsabile del gruppo.
L’ambiente scolastico è il luogo dove il contatto e il confronto sono ingredienti quotidiani ed è qui che s’innescano e si consumano atti di bullismo diretto, indiretto ed elettronico, toccando spesso gli stessi insegnanti e il personale non docente.
I ragazzi tra i 12 e i 15 anni sono quelli piú soggetti alle provocazioni e alle ingiurie dei compagni piú arroganti. Tra i 16 e 18 anni, invece, è piú facile essere derubati di oggetti o denaro.
Rispetto al bullismo tradizionale della vita reale, l’uso dei mezzi elettronici conferisce al cyberbullismo alcune caratteristiche proprie:
anonimato del molestatore che, in realtà, è illusorio perché ogni comunicazione elettronica lascia delle tracce;
difficile la reperibilità dell’identità del bullo : se il cyberbullismo avviene attraverso messaggistica istantanea, chat, forum privato o SMS inviati da numeri di cellulare diversi da quello personale.
Le due caratteristiche precedenti (anonimato e irreperibilità), abbinate alla possibilità di spacciarsi per “altra persona” online, può togliere il freno ai valori umani e allo scrupolo etico.
A motivo dell’assenza di limiti spazio-temporali – mentre il bullismo tradizionale avviene di solito in luoghi e momenti specifici (ad esempio in ambiente scolastico) – il cyberbullismo investe la vittima ogni volta che si collega al mezzo elettronico. Da ciò si capisce che il cyberbullismo è una forma di violenza molto oppressiva per l’insistenza e la perseveranza di cui è fatto oggetto la vittima.
Mentre i bulli della scuola non possono penetrare nella sicurezza di una dimora, il bullo elettronico trova terreno fertile anche in questa zona personale e intima della vittima, la quale, ovviamente, svilupperà ancora piú insicurezza e fragilità.
Il cyberbullismo si distingue per alcune caratteristiche. Il cyberbullo può inviare messaggi volgari e violenti per suscitare battaglie verbali in forum (flaming), spedire ripetutamente SMS insultanti con l’intento di molestare e ferire qualcuno, denigrare una persona avvalendosi di e-mail, messaggistica istantanea o qualsiasi altro mezzo del Web, anche usando l’account o il nome di un’altra persona di sua conoscenza (sostituzione di persona), rivelando informazioni private e imbarazzanti ricevute dalla vittima stessa carpendone la fiducia con l’inganno, fino ad arrivare al piú attuale happy slapping diffuso recentemente grazie all’uso smodato di smartphone e cellulari con videocamera. I bulli filmano la vittima mentre viene umiliata e percossa, dopodiché immettono il video in Rete per una rapida e capillare diffusione.
Altro pericolo per gli adolescenti è la diffusione di gare online diffuse principalmente nei Social Networks.
Il Neknominate è un drinking game (gioco alcolico) e consiste nel filmarsi bevendo tutto di un fiato una bevanda alcolica o superalcolica postandone, poi, il filmato sul Web. Il protagonista del filmato nominerà due amici che entro ventiquattr’ore dovranno accettare la sfida, attuarla e, a loro volta, nominare altri due amici: una sorta di “catena di Sant’Antonio”.
Con la diffusione virale, le regole sono state modificate: le persone nominate devono bere ricercando le situazioni estreme, eseguendo attività molto pericolose dopo la bevuta o assumendo grandi quantità di cocktails super alcolici. Con queste modalità si è trasformato in un gioco veramente pericoloso: cosí, tanti adolescenti finiscono in coma etilico o danneggiano gravemente la propria salute.

Non solo sorveglianza: il ruolo dei genitori

Un problema sempre piú stringente per i genitori è come porsi e come agire per un’adeguata educazione e controllo dei figli quando navigano in Internet.
Accade spesso che l’atteggiamento mentale di apertura e curiosità verso le nuove tecnologie, per converso, corrisponda a una nota di scetticismo e diffidenza dei genitori, favorita sovente da una parziale conoscenza della tecnologia se non da un totale disinteresse.
Pochi sono i genitori consapevoli del tempo dedicato dai loro figli alla Rete. Gli adulti, in qualche modo, allertati dalle notizie di cronaca e di costume, cercano di correre ai ripari, finalmente consci dei rischi nei quali possono incorrere i propri figli.
Si pone una lecita preoccupazione: come agire affinché il ruolo del genitore, non sia la stretta sorveglianza con una presenza troppo invasiva, ma piuttosto, una partecipazione amica a tutela e custodia.
Si consiglia di collocare il computer in un’area comune della casa per scoraggiare preventivamente il ragazzo a “nascondersi” nella sua privacy: è a “vista” e, con un colpo d’occhio, si può facilmente “interloquire”.
È importante per i genitori aggiornarsi sui nuovi linguaggi del Web condividendo con i figli, attraverso semplici domande, uno “spaziotempo relazionale”, e dialogare sui nuovi aggiornamenti, sul filmato guardato su Youtube, sulla nuova amicizia allacciata su Facebook, condividendo cosí queste semplici cose, si cattura l’attenzione del figlio.
In questo modo diventeremo degli interlocutori affidabili, informati e credibili quando li metteremo in guardia da siti e situazioni fuorvianti implicitamente pericolose per una psiche non ancora lungimirante e smaliziata.
Gli “agganci” da parte degli adulti verso i minori avvengono, in misura maggiore, attraverso le chat e i forum. Prestare la massima attenzione perché il problema principale di questo tipo di comunicazione, è proprio la possibilità di incontrare chiunque.
Possiamo educare i nostri figli all’uso consapevole di Internet evitando di glissare su alcuni pericoli per timore di traumatizzarli.
Quando i nostri figli “navigano” in Internet, dovremmo avvertirli dell’esistenza di malintenzionati disposti a far loro del male. Informare i nostri figli, li aiuterà a difendersi. È importante stabilire delle regole e prendere delle precauzioni.
Usare e aggiornare costantemente i filtri per il computer. È consigliabile attivare il controllo parentale per limitare tempo e accesso a siti pericolosi, impostando rigidi parametri di sicurezza per i siti dei Social Network. Controllare spesso cronologia, messaggistica istantanea e posta elettronica per sapere con chi è in contatto il minore; lo stesso vale per il cellulare.
Osservare se il minore dà segnali di comportamenti di tipo ossessivo o dipendente: utilizzo eccessivo di dispositivi elettronici, pigrizia, disinteresse dalle attrattive sportive, culturali e ludiche, disturbi del sonno e dell’alimentazione.
È bene dettare regole precise: computer e cellulari vanno spenti durante i pasti, di notte e quando si fanno i compiti e tenuti sempre in un luogo accessibile a tutta la famiglia.
Fondamentale è la comunicazione, perché permette ai genitori di mettere i propri figli nelle condizioni di confidarsi nell’eventualità che qualche sito o qualche contatto crei turbamento.
Conoscere con esattezza le password usate dal minore controllando, di frequente, se sono state modificate.
La sezione di Polizia Postale e delle Comunicazioni opera attraverso le denunce, anche anonime, di cittadini che si sentono vittime di soprusi, informandone l’autorità giudiziaria, la quale autorizza le indagini da eseguire con i piú moderni mezzi informatici e un personale molto qualificato per le indagini in Rete. La Legge punisce severamente i reati commessi in Internet.
I reati piú frequenti sono:
•  sostituzione di Persona (cfr.: Art. 494 del Codice Penale). Punisce chiunque si sostituisce illegittimamente a un’altra persona, attribuendosi false generalità o usando quelle di un altro soggetto inducendo in errore gli utenti della Rete Internet con il fine di arrecare danno al soggetto, le cui generalità sono state abusivamente usate;
•  ingiuria (cfr.: Art. 594 del Codice Penale). Identifica chiunque offenda l’onore e il decoro di una persona anche se il reato è stato commesso servendosi del Web o di mezzi elettronici. Diffamazione anche a mezzo Internet (cfr.: Art. 595 del Codice Penale);
•  accesso abusivo a sistema informatico (cfr.: Art. 615-ter del Codice Penale). Colui il quale, abusivamente e furbescamente, si appropria di una password altrui, utilizzandola, viene punito;
•  la legge n. 38 del 2006 “Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet”, ha modificato la legge 269/98 adeguandosi alla normativa internazionale e alla direttiva quadro europea, includendo nei reati anche la realizzazione di fotomontaggi, fotoritocchi e immagini fotorealistiche, utilizzando foto ritraenti minori.

 

Gianfranco Volpin
Segretario regionale, Coordinamento per l’Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia – COISP

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