Le Professioni sono un valore aggiunto per il Paese. La Riforma aggiorna requisiti e aspettative per renderle ancor piú credibili e incisive sul tessuto sociale e produttivo per il bene e lo sviluppo del Paese

TRE DOMANDE AI PRESIDENTI
DEGLI ORDINI, DEI COLLEGI E DEGLI ALBI PROFESSIONALI

1  Quali le novità del DPR 137/12 per il vostro Ordine Professionale?

2  Cosa state facendo per recepirne le direttive?

3  Come state informando e coinvolgendo il cittadino-consumatore?

 

Giampaolo Crenca, Presidente  Consiglio Nazionale degli Attuari


 

 

Si fa un gran parlare delle professioni in questi ultimi mesi, ma se ne tracciano solo i lati negativi parlando di casta, circoli chiusi, rendite di posizione, privilegi e argomenti simili. Ho fatto e faccio tuttora molta fatica a seguire tutte queste argomentazioni, un po’ perché non risponde alla realtà (se poi, in particolare guardo alla professione che mi onoro di rappresentare, gli Attuari,  nata nel 1942, questo tipo di argomenti sono del tutto sconosciuti e non è un vanto, ma una semplice oggettiva constatazione), un po’ perché non si legge mai qualcosa in positivo, ad esempio, non si sottolinea mai il valore sociale delle professioni e il valore aggiunto che sono in grado di offrire allo sviluppo del Paese.

1 Valore sociale delle professioni

Intanto, va sottolineato come il mondo delle 27 professioni riconosciute offra lavoro a circa 2,1 milioni di persone che con l’indotto raggiungono i 4 milioni e che hanno comunque la stessa dignità di tutti gli altri lavoratori.
Poi, il lavoro che le diverse professioni svolgono non è solo fine a sé stesso e destinato ai professionisti in un circuito chiuso, ma ha assolutamente un ruolo di primo piano nella vita del Paese perché ha una ricaduta non indifferente sul mondo esterno.
Tutte le professioni infatti servono ai cittadini come al Paese in quanto svolgono attività utili sia socialmente che economicamente, peraltro ben visibili ogni giorno nella realtà della nostra vita.
Di tali valori, riconosciuti e tutelati anche costituzionalmente, non si parla mai, tanto meno delle responsabilità che gravano sui professionisti che firmano e sottoscrivono i loro lavori e neppure del fatto che gli Ordini, per dare garanzia e tutela di professionalità, formazione ed etica, si autofinanziano e non costano nulla allo Stato e alla collettività.
Se guardo alla mia professione ritrovo tutti questi aspetti. Gli Attuari, ad esempio, calcolano le pensioni e le tariffe vita – che sono fatti concreti e ben visibili, di responsabilità -, la cui elaborazione richiede un elevato grado di conoscenze, professionalità e di esperienza che solo l’esame di Stato, l’Albo, un Ordine professionale, il Codice deontologico, il rispetto delle linee guida e la formazione e l’aggiornamento continuo, per citare alcuni degli aspetti piú qualificanti, possono garantire.
Non solo, sono poi proprio questi requisiti che ci consentono di far parte delle Associazioni europee e mondiali con nostri rappresentanti, aspetto che ha una grande rilevanza professionale e risvolti operativi non indifferenti.
Non abbiamo un numero chiuso, quindi nessuna barriera all’accesso, anzi stiamo lavorando per ampliare il numero degli iscritti perché nel nostro Paese in questo momento la domanda supera l’offerta e la nostra è stata riconosciuta nel 2010 come la professione piú richiesta al mondo e tra le prime nel 2011.
Pertanto, come tutti i nostri colleghi professionisti, facciamo molta fatica a comprendere il perché di un orientamento dei mass media e dei consumatori in genere negativo nei confronti delle professioni che svolgono invece un servizio al Paese ben visibile.
Siamo d’accordo che non tutto luccica, che ci sono degli aspetti che si possono migliorare, perfezionare e modernizzare, che dobbiamo sforzarci di non essere un mondo chiuso; e infatti da tempo nell’àmbito del CUP (Comitato Unitario delle Professioni) si è  aperto un dibattito interno convinti di poter chiudere una riforma in tempi brevi che  consentisse di evolvere in meglio la nostra attività non solo per noi stessi, ma anche e soprattutto per la collettività.
Piú di due anni fa è stata presentata all’allora Ministro della Giustizia, On. Alfano, una proposta precisa in tal senso, cui però non è seguita la risposta del Governo per affrontare tale tema e chiuderlo.
La stessa proposta è stata di nuovo ripresentata con il Governo “Tecnico” che, attraverso l’opera del Ministro Severino e la collaborazione costante delle professioni, ha consentito di approvare nei tempi previsti dalla delega una importantissima riforma delle professioni (D.P.R. 137/2012) nel mede di agosto 2012.
Ci si augura che i princípi in essa enunciati siano nelle condizioni di modernizzare il mondo delle professioni e renderle ancor piú protagoniste per il bene del Paese; quindi, non una casta, un gruppo chiuso, un circolo di privilegiati, ma due milioni di lavoratori (quattro con l’indotto) che con la loro professionalità non solo vogliono svolgere nel migliore dei modi la propria attività, ma desiderano dare anche un contributo in prima linea per lo sviluppo del Paese. Gli Attuari, come le altre professioni, si augurano che questo messaggio costruttivo sia recepito dall’opinione pubblica e che si apra quindi una pagina nuova in cui i professionisti siano riconosciuti come una delle chiavi per lo sviluppo futuro del Paese.

2 Una Riforma  già in parte attuata dagli Attuari

Venendo al merito della Riforma alla nostra professione, le trasformazioni non sono cosí rilevanti in quanto molti aspetti contenuti nel D.P.R. 137/2012 sono già stati recepiti nel tempo dall’Ordine degli Attuari.
Tra questi ricordiamo il Codice deontologico già per larghissima parte in linea con i nuovi princípi e che necessita solo di qualche ritocco/integrazione e la RC professionale cui l’Ordine ha già provveduto stipulando una convenzione con una Compagnia di Assicurazioni cui facoltativamente gli iscritti possono aderire.
Piú complesse le materie del tirocinio e della formazione continua. Nel primo caso l’Ordine è già pronto da tempo per la sua introduzione e sta verificando con il Ministero competente le modalità di recepimento nel proprio ordinamento, nel secondo invece la formazione obbligatoria continua è già attiva e operativa per tutti gli iscritti dal 1 gennaio 2010 e necessita solo di una presumibile ratifica del Regolamento in via di ridefinizione.
Circa i procedimenti disciplinari l’Ordine degli Attuari, essendo stato costituito in tempi precedenti l’emanazione della Costituzione, non ha la necessità di adeguarsi alle nuove norme essendo già impostato con un giudizio di primo e secondo grado e il ricorso eventuale in Cassazione.

3 Far sapere, con trasparenza

Da diverso tempo inoltre è stata avviata una campagna promozionale della nostra professione tesa a diffonderla anche al grande pubblico mettendo in evidenza la tipologia delle attività che svolgiamo e il sostegno che possiamo fornire alla comunità sociale ed economica.
Tale processo comunicativo tende sempre piú non solo a fornire al cittadino un quadro preciso delle attività svolte dagli Attuari, ma anche gli aspetti deontologici e formativi che la caratterizzano, due tra i segni piú distintivi che qualificano l’iscrizione all’Albo.
Il nostro sito inoltre (www.ordineattuari.it) è stato sempre piú potenziato e arricchito, affinché non solo sia una fonte continua di comunicazione interna tra gli iscritti, ma anche e soprattutto nei confronti dell’esterno, intendo per tale non solo gli addetti ai lavori ma anche il grande pubblico. È una strada ormai intrapresa che ci auguriamo, sostenuti ora da una nuova legislazione piú moderna e aggiornata, possa consentire di rappresentare, come per le altre professioni, un valore aggiunto per il Paese.

 

Giampaolo Crenca
Presidente  Consiglio Nazionale degli Attuari

 

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