La Riforma è utile e ci adegua ad alcuni standard europei, soprattutto su tirocinio e formazione permanente. Resta molto da fare sul piano della autoregolamentazione e della tutela di cittadino e ambiente

TRE DOMANDE AI PRESIDENTI
DEGLI ORDINI, DEI COLLEGI E DEGLI ALBI PROFESSIONALI

1  Quali le novità del DPR 137/12 per il vostro Ordine Professionale?

2  Cosa state facendo per recepirne le direttive?

3  Come state informando e coinvolgendo il cittadino-consumatore?

 

 

Leopoldo Freyrie, Presidente Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori


 

«Una Riforma, nel suo complesso, sostanzialmente utile; che, nel suo insieme, adegua finalmente – come da tempo richiedevamo – le nuove regole professionali a quelle europee, confermando la peculiarità del ruolo delle professioni, nella società italiana, nei confronti dei cittadini. È attenta, ad esempio, per il tramite del tirocinio e della formazione permanente, a un innalzamento degli standard professionali: questo si traduce – per quanto riguarda gli architetti italiani – in maggiori livelli di sicurezza dei cittadini e dell’habitat».
È stato questo il nostro primo commento all’indomani dell’approvazione del DPR di Riforma delle professioni, convinti dell’utilità – come lo siamo tuttora – di un provvedimento che i professionisti italiani attendevano da trent’anni e che consideriamo una parte importante – ma sicuramente non esclusiva – di quel cambiamento che i tempi e, soprattutto, la crisi impongono agli architetti e ai professionisti in genere.

1 Oltre la Riforma: il nostro contributo
Per quanto ci riguarda ci stiamo adoperando per applicare presto e bene questa riforma – rispettando i tempi previsti per la presentazione dei regolamenti – e per completarla.

Scelte di autoregolamentazione
Con elementi di autoregolamentazione, stiamo riscrivendo, ad esempio, le norme deontologiche perché garantiscano in modo ancora piú chiaro e trasparente i cittadini e l’ambiente; individuando, per quanto riguarda, ad esempio, l’assicurazione – che tra un anno sarà obbligatoria – convenzioni per tutti gli iscritti, poco onerose soprattutto per i nostri colleghi piú giovani, che si affacciano ora al mercato del lavoro e che si trovano a fare i conti con il settore della progettazione fortemente in crisi; cosí come ci stiamo attivando per adempiere all’obbligatorietà della formazione permanente in modo che ogni professionista possa curare – attraverso forme e processi innovativi – il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale.

Il “bollino blu” per la formazione
Ci stiamo organizzando per una formazione ad hoc per l’architetto, figura diversa da quella di  qualsiasi altro professionista. Accanto a parti formative piú tradizionali di studi e di corsi, stiamo pensando, infatti, anche ad altro: a viaggi, ad abbonamenti a riviste di settore, a partecipazione a festival di architettura, nonché a concorsi e a premi, perché chi vi partecipa è, come no, costretto ad aggiornarsi, oltre che a sostenerne i costi.

Pubblicità, ovvero qualità e credibilità
La novità della pubblicità è poi sí interessante, ma non è una rivoluzione per gli architetti, abituati – quasi per natura – a promuoversi e a lavorare su internet.
È importante, invece, aver chiarito che debba riguardare esclusivamente ciò che il professionista realizza con esclusione di messaggi vaghi e fuorvianti. Dobbiamo soprattutto evitare che la professione venga squalificata da fenomeni tipo Groupon.

Società tra professionisti
È importante sottolineare come le Società tra professionisti – ora che sono stati corretti gli aspetti piú critici della prima versione del provvedimento – rappresentino sicuramente per gli Architetti italiani un importante e, per certi versi, fondamentale strumento per crescere.
In questo momento cosí difficile per la professione esse possono infatti garantire tutta una serie di vantaggi – anche e non solo – dal punto di vista fiscale e offrire le possibilità di abbattere, contenendoli, i costi di produzione: possibilità, quest’ultima, sino ad ora non consentita agli studi professionali. Senza contare, inoltre, poi, l’odioso vincolo che sino ad ora permaneva della non accessibilità al credito per i professionisti: una barriera che troppe volte si è dimostrata assai penalizzante, specialmente per i giovani e per le strutture di piccole dimensioni.
Ma quel che piú conta le STP possono rappresentare davvero un valido strumento per ampliare in modo significativo le opportunità di lavoro.
Non sfugge, infatti, a nessuno che si potrà dare forma stabile a quelle partnership informali con cui già oggi operano la maggior parte dei professionisti italiani: in questo modo si potranno finalmente “regolarizzare” i rapporti professionali che già ora sono in essere, quali, ad esempio, tra ingegneri, architetti, geologi, riducendo i costi in modo sostanziali e accrescendo le occasioni e le opportunità di lavoro.

2 Mettere a frutto le risorse

Stabilite comunque le nuove regole attraverso le quali si articola la Riforma delle professioni – e poiché abbiamo da tempo dimostrato che non siamo una casta chiusa nel nostro mondo autoreferenziale – come altre comunità professionali abbiamo messo il nostro know how al servizio del Paese, soprattutto in questo periodo di forte difficoltà, elaborando studi e progetti sulla rigenerazione delle città, sulle funzioni di sussidiarietà e sull’uso di strumenti innovativi contro la burocrazia, sulla semplificazione delle norme edilizie e urbanistiche, sulla collaborazione nel penetrare i mercati internazionali, sull’istituzione di reti professionali, sull’accesso al credito per gli architetti.
Vado ripetendo da tempo che è ora di mettere a frutto e di valorizzare gli Ordini professionali che sono organi dello Stato e che costituiscono una importante presenza sul territorio, pronta a fare il proprio dovere con entusiasmo e spirito di sacrificio: lo Stato deve essere capace di mettere a frutto le risorse che – come quelle dei professionisti italiani – ha già, e che possono assicurare al Paese un futuro sostenibile.

“Im@teria”: per procedure piú snelle
Voglio portare alcuni esempi – a conferma del nostro essere propositivi – e sul fatto che le riforme si fanno sul campo. È, infatti, noto che il peso della burocrazia sulla nostra professione è, in alcune situazioni, estremamente gravoso con significative ricadute negative sui tempi entro i quali i committenti ricevono i nostri serarchitet
vizi. Per fornire certezze ai cittadini e alle imprese – e per migliorare il rapporto con la P.A. e le tempistiche dei progetti – il Consiglio Nazionale degli Architetti ha elaborato “Im@teria”, la piattaforma per l’erogazione di un servizio telematico on line, per la gestione dei procedimenti autorizzativi in materia edilizia e piú in generale dei procedimenti amministrativi e dei progetti.
Questo strumento telematico consente, infatti, di presentare – oltre a Denunce di inizio attività, Permessi di costruire, Segnalazioni certificate di inizio attività, Sportello unico, pratiche per i Processi Telematici (presso i tribunali) – anche ogni atto o documento presso ogni Pubblica Amministrazione o Ente Pubblico.
In questo modo gli architetti, e in generale i professionisti, sono in grado, e lo saranno sempre piú, di attivare e di definire i procedimenti presso le Pubbliche Amministrazioni, di predisporre la documentazione secondo i dettami normativi e di inoltrarla all’Ente attraverso la posta elettronica certificata.
Lo stesso sistema consente alla P.A. di gestire la procedura amministrativa e il rapporto con il professionista in via completamente telematica-informatica.

“SeeArch”: valorizzare la buona architettura
E ancora, per valorizzare la “buona architettura” del nostro Paese, far emergere esperienze, merito, capacità e presenza sul territorio dei progettisti italiani, abbiamo realizzato “SeeArch”, il database a libera consultazione degli architetti italiani che consente a chiunque cerchi architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, di farlo attraverso un motore di ricerca che censisce la localizzazione dello Studio professionale di ciascuno, oltre che localizzare sul territorio progetti e realizzazioni.
Ogni professionista, infatti, può inserire all’interno dell’area “Progetti” del database, attraverso una semplice procedura, una selezione di 10 lavori; per ogni lavoro è possibile caricare un breve testo di presentazione, un massimo di 5 immagini digitali, le informazioni relative alla propria qualifica e ai propri àmbiti di attività professionale. L’inserimento dei dati di localizzazione permetterà inoltre l’attivazione automatica di un sistema di georeferenziazione delle opere e degli Studi professionali.
Oltre a rispondere alle esigenze e ai bisogni dei cittadini, rendendo piú semplice interfacciarsi con i professionisti adatti alle loro esigenze, nell’attuale situazione di crisi che colpisce in modo particolare gli architetti italiani, SeeArch rappresenta anche uno strumento capace di valorizzare le specificità professionali e di incentivare, cosí, le opportunità di ampliamento del mercato. Per i giovani architetti rappresenta sicuramente una modalità per  far conoscere, senza alcun costo, le proprie specificità professionali.

Ambienti piú vivibili per le future generazioni
Ecco, è chiaro che da parte nostra siamo pronti a riformare in modo radicale il nostro modo di essere architetti per adeguarci alla contemporaneità, al mondo globalizzato, ma sempre tenendo saldi quei princípi di etica che continuiamo a considerare il vero elemento di distinzione delle libere professioni e che consentono – a noi architetti – di adempiere al nostro principale dovere che è quello di creare le condizioni affinché le future generazioni possano vivere in luoghi piú vivibili, ma soprattutto, piú  sicuri.
Tutto questo tenendo conto di una situazione economica e sociale entro la quti italiani sono circa 150 mila, tre volte il numero di quelli francesi o inglesi, in un mercato che negli ultimi tempi, già prima della crisi, si è dimezzato e su cui ora pesa anche la drastica contrazione di quello dell’edilizia. Siamo una categoria numerosa e complessa. Dobbiamo batterci e lo facciamo – come da sempre è nostro dovere – affinché sia garantita la qualità dell’architettura; contemporaneamente dobbiamo anche essere capaci, soprattutto oggi, di contribuire a innovare l’architettura italiana in modo che il Paese investa sugli architetti.

3 Qualità di vita e futuro sostenibile

Nostro il compito, quindi, di elaborare idee cosí forti e innovative da convincere chi governa – e il mondo produttivo – che proprio le nostre idee sono un valore aggiunto che migliora la qualità della vita, rende il futuro sostenibile, allo stesso tempo consente di abbassare i costi.
Per questo motivo è chiaro che oggi non è piú il tempo dell’architettura come realizzazione della grande e monumentale opera; l’oggi ci chiede di essere  e di suscitare – attraverso le nostre proposte e i nostri progetti – un vero e proprio interesse nazionale verso l’architettura; dobbiamo tornare a parlare delle città e del paesaggio; dobbiamo affrontare – se non proprio risolvere – i problemi della condizione del patrimonio edilizio italiano; innovare i modelli e le tecniche dell’abitare; promuovere la sostenibilità ecologica ed economica.

“Ri.u.so”: per la rigenerazione urbana
Lo abbiamo fatto, e lo stiamo facendo, con Ri.u.so, il progetto degli architetti italiani per la Rigenerazione urbana sostenibile – divenuto parte del Piano Città del Governo –  che  nasce dal bisogno urgente di interventi capillari – e non ale si svolge la nostra professione che è, a dir poco, drammatica: gli architetpiú procrastinabili – di manutenzione del patrimonio edilizio e di prevenzione del dissesto idrogeologico, per evitare ulteriori vittime e danni che, troppo spesso, si registrano nel nostro Paese.
Ri.u.so, rappresenta – e non tanto per i suoi pur innovativi contenuti – una piccola rivoluzione. Collaborando per la sua ideazione con Ance e con Legambiente – cosa questa non propriamente usuale per la nostra comunità – abbiamo abbattuto gli steccati che per consuetudine facevano degli architetti una comunità poco propensa a confrontarsi con il mondo produttivo e con quello economico e associazionistico. Questo progetto è l’esempio di un’attitudine “aperta”, quella che dobbiamo imparare ad adottare per misurarci a livello nazionale e internazionale con i diversi attori, dai sindacati agli industriali, con le Università, cosí come con le associazioni culturali: dobbiamo fare proposte realizzabili, che siano la scintilla per altre e importanti collaborazioni, utili al Paese proprio in questo momento di crisi.

Far emergere merito e idee
Ciò non toglie che compito del Consiglio Nazionale degli Architetti continui a essere nella quotidianità quello di creare le condizioni per affermare il merito e le idee, per far emergere le capacità soprattutto di quelli che – e mi riferisco soprattutto ai giovani colleghi – non hanno ancora gli strumenti per farlo; promuovere i concorsi di architettura e perché siano estese ai professionisti, pur preservando la specificità della loro attività – le agevolazioni finora riservate solo alle imprese.
La nostra professione potrà avere  un grande futuro se saremo capaci di offrire soluzioni sempre piú innovative e realizzabili – e ne abbiamo le capacità, i saperi e le competenze – nel riprogettare l’habitat, nell’ideare soluzioni a basso costo e alte performance, che consentano di ridurre il consumo di energia e acqua; nell’usare materiali compatibili con l’ambiente; nel condurre per mano l’amministratore pubblico a sostituire i quartieri degradati realizzando spazi pubblici che tornino ad essere luoghi di vera ed autentica socialità.

Leopoldo Freyrie
Presidente Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori

 

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