Una formazione aperta e inclusiva per una agricoltura ecosostenibile a favore di sicurezza e benessere

Franco Pivotti, Direttore della Rete degli Istituti agrari e forestali del Triveneto


 

 

Il settore agroalimentare italiano è senza dubbio uno dei punti di forza della nostra economia, contribuendo per l’8,7 % al Pil nazionale che sale al 13,9% se si considera tutto l’indotto.
L’eccellenza del comparto si misura però anche dalla qualità dei prodotti italiani. Infatti, l’Italia è il primo Paese per numero di prodotti a marchi Dop, Igp e Sgt riconosciuti dalla Unione Europea.
Anche sul piano della sicurezza alimentare i nostri prodotti sono affidabili, risultando il nostro Paese, come ribadito dall’autorità europea (Efsa), quello con il minore numero di prodotti agroalimentari con residui chimici.

Istruzione media superiore agraria

L’istruzione media superiore agraria in Italia in questi ultimi anni si è fortemente rinnovata e la riforma della scuola superiore del 2010 ha profondamente cambiato i corsi di studio sia degli istituti tecnici che professionali agrari, prevedendo specifiche competenze nel settore agroalimentare.
Gli Istituti tecnici agrari, in particolare gli indirizzi della produzione e trasformazione e viticolo-enologica, prevedono specifiche competenze nel saper gestire attività produttive e trasformative, valorizzando gli aspetti qualitativi dei prodotti, assicurando tracciabilità e sicurezza e nel realizzare attività promozionale per la valorizzazione dei prodotti agroalimentari collegati alle caratteristiche territoriali, nonché alla qualità dell’ambiente.
Il percorso del professionale per i servizi all’agricoltura e allo sviluppo rurale, individua un indirizzo specifico nel settore della valorizzazione e commercializzazione dei prodotti agricoli del territorio con competenze specifiche nella applicazione di metodologie per il controllo della qualità nei diversi processi e per la gestione della tracciabilità, rintracciabilità e trasparenza e nella organizzazione di attività di valorizzazione e commercializzazione di prodotti agroalimentari, favorendo lo sviluppo di attività integrative di agriturismo, ecoturismo, produzione biologica.
Nel curriculo trovano posto discipline nuove quali la valorizzazione delle attività produttive e dei prodotti del territorio, la sociologia rurale e la storia dell’agricoltura. Questi nuovi indirizzi sono ultimamente i piú gettonati dagli studenti che frequentano gli istituti agrari.

La formazione scuola-lavoro

La formazione professionale degli allievi si basa sull’utilizzo delle aziende agrarie e agroalimentari annesse agli istituti contando molte di esse anche su valide strutture di trasformazione (cantine, caseifici, oleifici) che vendono di rettamente al consumatore i propri prodotti. La formazione in alternanza scuola-lavoro completa poi le competenze apprese a scuola.
Dopo il diploma tecnico o professionale agrario, gli studenti hanno la possibilità di accedere ai corsi universitari o all’Istituto Tecnico Superiore (ITS).
Gli Istituti Tecnici Superiori sono “scuole ad alta specializzazione tecnologica”, nate per rispondere alla domanda delle imprese di nuove ed elevate competenze tecniche e tecnologiche. Formano tecnici superiori nelle aree tecnologiche strategiche per lo sviluppo economico e la competitività e costituiscono il segmento di formazione terziaria non universitaria.
Si costituiscono secondo la forma della Fondazione di partecipazione che comprende scuole, enti di formazione, imprese, università e centri di ricerca, enti locali.
Il settore agroalimentare è compreso nel settore delle nuove tecnologie per il made in Italy. I corsi hanno una durata di 1.800/2.000 ore suddivisi in quattro semestri. Vi è l’obbligo di svolgere almeno il 30% del monte ore in tirocinio aziendale e il 50% dei docenti deve provenire dal mondo del lavoro.
Attualmente sono 10 gli istituti tecnici superiori nel settore agroalimentare, diffusi in molte regioni italiane.

La formazione universitaria

La formazione universitaria è ancor piú variegata, prevedendo, sia per le lauree brevi sia per quelle magistrali in Scienze e Tecnologie agrarie e Scienze e Tecnologie alimentari, numerosi indirizzi di studio. In questi ultimi anni si sta assistendo a un boom di iscrizioni agli Istituti agrari con un aumento record, nel 2015, del 12% che se sommati a tutti gli iscritti nel settore agrario, alberghiero e turistico fa registrare un piú 24%.
La stessa Università sta beneficiando di questo rinnovato interesse, facendo registrare la crescita piú alta dal 2008 ad oggi.
C’è comunque da chiedersi se a questo interesse corrisponde una offerta professionale nuova e consistente.
L’agroindustria italiana, oltre alla richiesta di figure professionali tradizionali quali gli addetti alla produzione e al marketing, individua nuove professionalità, quali i tecnici della qualità, della sostenibilità, nutrizionisti, analisti del gusto, affinatori di formaggi, designer e arredatori per il food.
Anche l’azienda agricola piccola e media è coinvolta in questa rivoluzione che vede accanto alla produzione, lo sviluppo di attività complementari quali l’agriturismo, la trasformazione, produzione e vendita diretta di produzioni locali tipiche, le fattorie didattiche, le fattorie sociali, il biologico, la tutela del paesaggio.
I giovani diplomati e laureati dovranno cimentarsi con questa nuova realtà che vede un innalzamento della professionalità in agricoltura con forte legame con la ricerca e l’innovazione. Essenziale è poi fare rete con tutte le realtà che operano in agricoltura (enti istituzionali, di ricerca, associazioni di categoria).
Fondamentale in questo processo di rinnovamento risulterà poi anche lo scambio di informazioni e la visibilità dell’azienda. La diffusione in tutto il territorio rurale della banda larga consentirà l’utilizzo dei moderni mezzi di comunicazione informatici.

Formazione europea in agricoltura

Il futuro della formazione europea in agricoltura, anche sulla base della politica agricola europea 2014-2020, si basa su alcuni princípi cardine che sono:
•  rifornimento costante di alimenti di qualità che siano prodotti nel rispetto dell’ambiente e delle specie animali allevate;
•  produzione di alimenti sicuri dal punto di vista igienico-sanitario e ottenuti nella logica di una filiera integrata ambientale;
•  lo sviluppo di una agricoltura ecosostenibile in tutte le sue fasi, sia dell’approvvigionamento di mezzi tecnici ed energia che dello smaltimento dei rifiuti;
•  lo sviluppo delle aree rurali attraverso la multifunzionalità di servizi a favore di tutta la popolazione di un territorio.
Questi nuovi scenari impongono una formazione per i giovani che frequentano le scuole agrarie e agroalimentari, basata su solide competenze professionali non disgiunte da capacità di adattamento, flessibilità, adeguate competenze linguistiche e di comunicazione, e da uno spirito imprenditoriale e di iniziativa personale.
Gli istituti agrari dovranno quindi offrire una formazione basata su rinnovati metodi di insegnamento, garantendo la mobilità internazionale di studenti e docenti, l’applicazione dell’alternanza scuola-lavoro che deve entrare nel curriculo in modo organico e non episodico.
Fondamentale sarà poi anche la capacità degli istituti di fare rete, cooperando con altre scuole sia nazionali sia internazionali, con le associazioni dei produttori, con gli enti territoriali. I giovani, come visto in precedenza, stanno dando fiducia alle scuole di agricoltura.
Non possiamo non raccogliere questa sfida fornendo loro una adeguata formazione e la speranza di un futuro professionale, pena l’arretramento di tutto il comparto agroalimentare, settore strategico per la nostra economia e soprattutto per tutti i consumatori.

 

Franco Pivotti
Direttore della Rete degli Istituti agrari e forestali del Triveneto

  • Posted by Etica per le Professioni
  • on 7 Settembre 2016
  • Comments are off
  • Ambiente ,
Read More