Educare nell’èra del multit@sking: insieme agli strumenti, condivere tempo e intenzionalità

Ezio Aceti, Psicoterapeuta e Consulente psicopedagogista 


 

 

Per poter delineare uno o piú approcci educativi inerenti i rapporti genitori-adolescenti rispetto al mondo del Web, svolgerò la mia analisi mediante tre riflessioni:
1)  descrizione della società contemporanea nei suoi vari aspetti con particolare riguardo alle difficoltà educative e relazionali, anche alla luce del cambiamento repentino rispetto alla società patriarcale;
2)  una fotografia semplice dell’utilizzo dei media e di Internet, con particolare attenzione alla “fruizione obesità”;
3)  messa in luce del rapporto genitori-adolescenti-web soffermandomi sulla necessità non tanto di conoscere le nuove tecnologie (cosa comunque utile e necessaria), ma sul bisogno di rendere autonomi i ragazzi alle prese con un mondo che ancora li domina e li costringe in una realtà troppo infantile.

Analisi della società contemporanea

Se ci sediamo comodamente sul divano per guardare la televisione magari facendo un po’ di zapping da un canale all’altro ci troveremmo immersi in un mondo che sembra tutto tranne che quello del padre, del maschio, pienamente carico di emotività e di pettegolezzo, circondato da un incessante e intermittente fiume di parole e di informazioni.
Sembrano lontani anni luce i tempi ove alle parole pronunciate dagli adulti seguivano silenzi, attese, spazi di riflessione, ove le parole nascevano non dall’istinto immediato o dal desiderio di “mettersi in mostra”, ma da una logica razionale, meditata, magari un po’ scarna di informazioni.
Siamo nel tempo della rapidità, nel “tempo senza tempo”, in un vortice incessante di avvenimenti, cronache, sensazioni, che scivolano via, come l’acqua che sbatte sulla roccia, erodendola lentamente, levigandola continuamente, lasciandola liscia, senza le increspature, morbida al tatto, ma tutta uguale.
E dal marasma della monotonia ogni tanto emerge qualcuno che grida di piú, per fare sensazione, per promuovere attenzione, per apparire al centro della scena …, ma il tutto dura la brevità della notizia, per tornare dietro le quinte del dimenticatoio. Quando si cerca di fare una riflessione sul mondo contemporaneo si rischia di venire contraddetti perché quello che viene fissato adesso, viene smentito subito dopo a causa della frenesia del tempo e dei continui mutamenti che avvengono.
L’epoca attuale post-moderna è caratterizzata dal tempo che non c’è, dalle cose che incombono, dal continuo via vai di notizie, in un miscuglio di sensazioni e emozioni ora forti, ora deboli, che lascia smarriti e frastornati. Tuttavia, occorre, anzi è necessario, fermare la riflessione, tentare una analisi per poter prendere le misure e cercare di comprendere gli eventi e l’andamento verso cui si sta strutturando il prossimo futuro.
Sembra sia passata un’eternità dal tempo in cui i bambini giocavano a nascondino o a biglie, ove bastava poco per essere contenti, ove il tempo aveva tutta la disponibilità possibile, e durava molto.
Eppure, se ci pensiamo sono solo quarant’anni … e quarant’anni non sono molti nel panorama storico.
Nonostante la frenesia, i cambiamenti, anche se all’apparenza sembrano repentini, in realtà proseguono lentamente, con la tempistica della storia.
È come il mare in burrasca: chi sta sopra avverte la tempesta e le onde che sbattono contro la nave freneticamente con il rischio di affondare …, chi sta in profondità, invece, avverte solo un leggero cambiamento, quasi impercettibile.
Siamo ormai orfani di un padre e di una autorevolezza che cerchi di governare l’uomo, il mondo e le cose, ormai sopraffatti da tanta emotività e dipendenti da noi stessi.
Per prendere maggiormente coscienza di quanto sta succedendo, diamo un breve sguardo alla società appena trascorsa in modo da comprendere il cammino percorso

La società patriarcale
Il prete, una volta, era il portatore dei valori all’interno del paese e della parrocchia …, valori che venivano condivisi all’interno delle famiglie e supportati nelle scuole.
Naturalmente, questo riguardava non solo gli aspetti positivi, ma anche le rigidità e gli stereotipi che costituivano il retroterra di una cultura ancora legata a sistemi rigidi e spesso totalitari.
Le problematiche tipiche dell’adolescenza si risolvevano in poco tempo perché tutti fornivano le stesse risposte e anche perché non si aveva molto tempo per pensarci, bisognava diventare grandi per aiutare in famiglia e per entrare di fatto nella società dei grandi.
Venivano imposte anche regole stupide e totalmente inadeguate.
Pensiamo ad esempio al servizio militare dei giovani che, se da una parte era giusto che dopo aver perso due guerre l’Italia pensasse a un sistema difensivo efficace mediante l’addestramento dei suoi giovani, dall’altra, la struttura all’interno delle caserme non aiutava certo i giovani nel vivere la democrazia e l’uguaglianza. Per non parlare poi del fenomeno tipico del “nonnismo”, ove molte giovani leve erano costrette a svolgere i lavori piú umili e sottostare agli scherzi piú stupidi nel servire quelli piú anziani.
Insomma la coerenza educativa permetteva maggiore ordine e condivisione, a scapito però di una maggior creatività e democrazia.

L’epoca della riflessione e del silenzio
La società patriarcale era caratterizzata da molti silenzi. Silenzi molte volte imposti, ma che però avevano il pregio di favorire la riflessione.
Se, per caso, ci mettiamo a guardare una trasmissione politica del periodo condotta da Sergio Zavoli e la confrontiamo con una qualsiasi trasmissione politica odierna, ci rendiamo subito conto dell’enorme contrasto. Se da una parte, una volta, l’argomento trattato veniva approfondito, discusso in modo civile e si aveva la netta sensazione della conoscenza del fenomeno trattato, dall’altra, oggi si assiste a una serie di slogan caotici e confusi a scapito dell’analisi e dell’approfondimento.
Quando una persona parlava si aveva la capacità di ascolto e di replica in modo pacato, educato e senza la pretesa della ragione a tutti i costi.
Insomma l’educazione era di casa e il rispetto dell’avversario o di che aveva una opinione contraria era usuale e praticata da tutti.

L’educazione fra autorevolezza e autoritarismo
Chi non ricorda la paura espressa dal figlio nel libro “padre padrone“ di Gavino Ledda, ove il padre era riverito fino al timore. Se, da una parte, il rispetto delle regole era condiviso da tutti, come anche la capacità nel riconoscere la professionalità degli adulti dovuti all’esperienza vissuta, dall’altra, si aveva paura a replicare, con il timore di venire severamente rimproverati o puniti.
Quante emozioni e pensieri non sono stati espressi e pronunciati solo per il timore di venire contraddetti, o ancor piú grave, perché non ci si riteneva all’altezza di poter contraddire il pensieri del padre.
L’educare allora aveva il sapore della disciplina e della rinuncia come opportunità per raggiungere traguardi piú grandi.
Naturalmente tutto questo aiutava a mantenere un vivere piú ordinato e tranquillo, a scapito spesso della creatività e della fantasia.

Oggi
La cameretta di un bambino piccolo oggigiorno è piena di cose, di oggetti, di vari mobili, ecc.: tutti importanti per l’evoluzione senso-motoria, ma … troppi.
Si è visto che un bambino dalla nascita fino ai 10 anni riceve una buona dose di bombardamento stimolatorio fino a creare una certa dipendenza e incapacità nel coordinarli.
È l’epoca dell’informatica, della comunicazione virtuale, dei cellulari ultima moda, dei PC. Dei tablet, che  vengono cambiati con grande velocità.
Nelle città, gli spazi verdi sono sacrificati all’enorme costruzione di case  e negozi.
I centri commerciali sono cresciuti come funghi in molte città, determinando la chiusura del negozietto sotto casa e la crisi di molti artigiani e commercianti familiari.
Si pensa maggiormente al proprio benessere personale, ponendo al centro la persona singola, anche in modo esasperante. Ciò che conta è vivere fino in fondo le emozioni che la società presenta con tutti i suoi stimoli e intrattenimenti.
La cultura del corpo ha spesso soppiantato la cultura del bello. Questo regime iper-stimolatorio ha creato anche un modo di vivere frenetico e aggressivo.
Sembra quasi non si abbia piú tempo per le relazioni, per i rapporti veri.
La capacità di ascolto e di dialogo è diminuita, mentre si sono moltiplicate le relazioni virtuali e la massa di informazioni via Internet.

L’epoca del caos educativo
Decisamente l’educazione è andata in crisi. Gli/le insegnanti lamentano l’incapacità di gestione delle classi, diventate spesso dei veri e propri luoghi di instabilità e manifestazione del disagio.
I bambini fanno fatica a stare seduti a lungo sulle sedie, sono ipercinetici, e si lamentano continuamente.
L’educazione familiare è spesso faticosa e le madri si lamentano della sfrontatezza dei figli e della maleducazione delle figlie.
L’invasione dei bambini stranieri e la globalizzazione delle culture ha determinato una serie di problemi e fatiche che non si è ancora in grado di gestire.
Se si è troppo rigidi si rischia di venire denunciati per molestie nei confronti dei figli. Se si è permissivi si avverte il fallimento educativo.
Non ci sono piú punti di riferimento.
È l’epoca del pensiero debole, ove tutti hanno ragione e tutti torto.
Questo modo di pensare rischia di far rimanere smarriti i figli, e in particolare gli adolescenti che hanno bisogno di punti di riferimento e di regole chiare e condivise.
Non si può dire a un ragazzo che sta crescendo: «queste sono 10 possibilità, scegli tu …!». Occorre invece che i familiari, gli educatori concordino sul bene e sul male, per presentare al figlio ciò che si ritiene il meglio per la crescita.
Crescere vuol dire portare in sé le cose vere che i grandi offrono per un vivere migliore.
L’epoca del caos educativo genera smarrimento e fugacità, soprattutto nei comportamenti e nelle relazioni.

L’epoca impazzita del tempo
Oggi non si ha piú tempo. Si viene fagocitati dalle cose da fare e tutti corrono all’impazzata senza riflettere sul da farsi.
Il tempo mangia le persone sacrificandole sull’altare delle cose da fare e da comprare.
Il bambino deve fare palestra, danza, recita, chitarra, Karatè …, e alla fine della giornata non si ha neanche il tempo di parlare e di fare niente.
Occorre riprendere il “fare niente” per poter approfondire quello che si sta facendo e ritrovare la profondità delle cose.
La superficialità contemporanea è direttamente proporzionale al tempo.
Piú si corre, piú si è superficiali e si vivono le cose in modo fugace, fino a far scivolare su di sé il vivere.
Anche se il giorno avesse 40 ore, state pur sicuri che avremmo modo di riempirle con una infinità di doveri, di cose da fare, arrivando sempre ad avere la sensazione di aver fatto poco.
I mezzi di comunicazione di massa sono cosí rapidi che hanno avuto il potere di far diventare tutto veloce e fugace.
Tutto ciò determina una incapacità dei nostri bambini e ragazzi all’ascolto e al silenzio.
Oggi non si ascolta piú, perché si pensa di buttare via il tempo.
Se una volta si diceva che la fretta è cattiva consigliera, oggi non è cosí, perché chi non corre e non è efficiente, rischia di venir emarginato.
Tutto ciò che riguarda norma, etica, valore, sacrificio è andato profondamente in crisi.
Non si può piú imporre come una volta. Occorrono linguaggi nuovi e moderni che, includendo le trasformazioni sociali che sono avvenute, siano in grado di trasmettere sempre quei valori fondanti la società e il vivere comune.
Il modernismo sfrenante sacrifica tutto ciò che riguarda il vero e il bene, in un calderone di emozioni e di istinti tutti uguali, in una noia e tristezza che necessita ogni volta di altre emozioni sempre piú forti.
Il revisionismo di alcuni che sognano la società di un tempo non funziona piú perché ormai nessuno è disposto a seguire le regole se vengono imposte e costrette all’ubbidienza.

Media, Internet e l’esplosione del digitale
Utilizzo e consumo

Dando un breve sguardo all’utilizzo dei media, compresi quelli digitali, ci si rende subito conto dell’enorme tempo impiegato. L’analisi ci dice che il tempo passato giornalmente con i media è costantemente cresciuto, tanto che questi hanno finito per riempire, come una sorta di sostanza liquida (Baumann parla di società ormai liquida), tutti i vuoti delle nostre giornate.
La Tv rimane il media piú utilizzato.
Pur tenendo conto che il maggior incremento di utilizzo si registra nei Paesi asiatici, l’Europa e la società occidentale presenta un utilizzo molto elevato.
L’Italia registra un utilizzo di 258 minuti al giorno (nel 2004 era di 183 minuti). Occorre precisare però che oggi guardare la televisione nell’éra dei nuovi media è diverso rispetto a pochi anni fa.
Il cambiamento riguarda l’aumento del cosidetto “multitasking”: è molto probabile che durante la visione di una fiction controlliamo le mail sul nostro smartphone o mandiamo un SMS, oppure che diamo una occhiata alle ultime notizie o agli ultimi messaggi su Facebook. Secondo il decimo Rapporto sulla comunicazione del Censis, la tendenza al multitasking è piú visibile tra i 13-19enni: il 79,6% di questi guarda la TV inviando o ricevendo; il 78,5 % si impegna in conversazioni via chat o naviga per altri scopi; il 53,7% naviga in Internet mentre guarda la Tv.
Comunque, pur essendo la televisione il media piú utilizzato da parte della popolazione italiana, occorre constatare che molti ragazzi permangono per diverso tempo davanti al computer o online con altri media.
Purtroppo, si iniziano a constatare una serie di disagi nei ragazzi adolescenti dovuti all’eccessiva permanenza davanti al computer.
I due principali problemi fisici che sono stati messi in relazione con l’uso dei computer e dei dispositivi digitali mobili sono relativi alla vista e alla postura.
La computer vision syndrome viene studiata da quasi piú di vent’anni con rilevanti problemi inerenti l’aumento di sintomi a livello oculare che comprendono affaticamento, rossore, irritazione, ecc.
Ricerche europee e olandesi identificano nell’uso frequente di Internet un fattore di rischio per problemi al collo, alle spalle e alla schiena tra gli adolescenti.
Insomma, i dati ci dimostrano come il crescente aumento di stimoli e la tendenza alla possibilità di comunicazione determina una tendenza al sovraconsumo.
In un contesto cosí complesso i media diventano la scappatoia piú facile e piú a portata di mano per impiegare tempo quando gli impegni non sono stati pianificati, quando si è troppo deboli per rispettare tale pianificazione o semplicemente per svagarsi tra un impegno e l’altro.

Media e apprendimento
Il fenomeno piú evidente sull’eccessivo utilizzo dei media è quello della distrazione. Le nuove tecnologie spingono gli utenti, e specialmente gli adolescenti e i giovani a una acquisizione di informazioni in modo frammentario e non lineare.
Gli studi evidenziano come il tempo passato a navigare velocemente in una quantità enorme di informazioni non giova alla nostra capacità di apprendere, né all’efficienza delle nostre capacità cognitive.
Inoltre, la fruizione contemporanea di piú fonti informative o comunicative (multitasking) rappresenta sempre piú un comportamento piú diffuso nel panorama digitale.
Gli studi piú recenti sugli effetti del multitasking sulle attività cognitive confermano che gestire contemporaneamente fonti e canali comunicativi diversi:
• aumenta i tempi di lettura;
• abbassa le performance di comprensione e memorizzazione dei testi scritti;
• provoca sul lungo periodo una maggiore suscettibilità alle distrazioni di stimoli irrilevanti.
Nonostante queste conseguenze negative occorre precisare delle possibilità di interazione comunicative enormi che presenta la Rete.
L’epoca digitale moderna, dunque, necessità di essere governata e il linguaggio digitale conosciuto. Un particolare interessante è quello del cosidetto Web 2.0, dove quantità enormi di utenti ha iniziato a produrre contenuti di interazione fra loro.
È questa interazione che preoccupa molto i genitori e in particolare le famiglie.

Genitori-adolescenti Web: cosa fare
Relazioni e qualità della vita
Che la Rete abbia invaso le famiglie e il mondo è sotto gli occhi di tutti. Che le relazioni si siano modificate, anche.
Tutto ciò potrebbe essere un bene, se le implicazioni conseguenti servissero a una crescita umana e possibilmente armonica.
In realtà, siamo arrivati al momento di difenderci dalla Rete e di prendere misure necessarie per evitare la disumanizzazione dei rapporti e, in vari casi, pericoli per l’incolumità psichica ed evolutiva dei minori.
L’uomo è un essere sociale.
Non potrebbe realizzarsi senza relazioni.
Esiste una grande mole di ricerche che dimostra come intrattenere relazioni significative con altri sia un ingrediente fondamentale per una vita felice.
L’identità di sé è sostanzialmente determinata dal giudizio che ciascuno ha della propria vita a cui si aggiunge il giudizio degli altri. L’adolescente si trova alle prese con la costruzione definitiva della sua identità, e le relazioni sono uno degli aspetti primari in questa ricerca.
Le relazioni amicali, in particolar modo, contribuiscono significativamente a una buona o cattiva  identità, che, in chi è nel pieno della ricerca, assume una importanza ancor piú rilevante.
È chiaro, dunque, che la gestione con sapevole dei media, sul terreno delle relazioni interpersonali, risulta essere fondamentale.

I Social network
Esiste molta letteratura sul pericolo dell’uso non consapevole dei Social Network, da parte degli adolescenti. I ragazzi sono ancora gli utenti piú presenti nelle reti sociali online.
L’età e i deficit di consapevolezza critica li rende ancora piú a rischio di abusi e di effetti negativi.
Livingston (2008) riassume cosí le opportunità e i rischi che gli adolescenti e giovani corrono con i Social Network:
• rilascio di informazioni personali a un insieme troppo vasto di persone;
• offerta eccessiva di fiducia a persone conosciute solo online;
• possibilità di subire esclusioni o addirittura vessazioni dal gruppo dei pari: è il fenomeno dei “Cyber-bullismo”.
La scarsa consapevolezza è dovuta sostanzialmente a fattori come la poca competenza specifica dei ragazzi e alla complessità delle applicazioni piú diffuse. Insomma, occorre evidenziare che chiunque, oggi, abbia un profilo sui Social Network, (ma indirettamente anche chi ne sta fuori) ha il problema di gestire la propria reputazione online.
Prima di addentrarci su cosa fare e come gestire i rapporti con gli adolescenti sulla gestione e sull’utilizzo della Rete, è opportuno evidenziare ancora alcune criticità dei Social, che rappresentano qui rischi mascherati, ove ci si sente spesso impotenti.
Questa impotenza e questo limitato controllo sono determinati in quattro caratteristiche dei contenuti del Web sociale:
persistenza: i media digitali permettono la registrazione dei bit di cui sono costituiti i messaggi a chiunque ne fruisca.
Ed essendo questi molto facilmente tramettibili e gestibili, i contenuti una volta inseriti nelle reti sociali, sono da considerarsi persistenti, cioè durevoli nel tempo;
replicabilità: nel mondo digitale non c’è modo di distinguere l’originale dalla copia. Le copie possono dunque essere alterate con conseguenze molto spiacevoli;
ricercabilità: tutto quello che viene messo in Rete può essere ricercato in maniera automatica e in tempo reale;
scalabilità: tutto quanto viene messo in Rete può avere un pubblico molto piú vasto di quello che si voleva ottenere, con conseguenze spesso spiacevoli.

Genitori – adolescenti – Web: cosa fare
Da tutto quanto descritto, risulta evidente che il Web e la Rete sono ormai entrati a far parte in modo preponderante per la costruzione dell’identità dei ragazzi.
Il rischio è che la Rete contribuisca spesso a distorcere questa identità, come anche a distorcere la realtà.
Infatti, nel profilo di un Social Network ognuno cerca di costruire una sua identità online, cosí come desidera che gli altri la vedono.
Ma, purtroppo, la Rete risulta spesso essere menzoniera nei confronti dei bisogni di ascolto e attenzione che i ragazzi cercano.
L’ascolto che i teeen ager ottengono in Rete può essere sempre interrotto in qualsiasi momento.
Il risultato è che i ragazzi fanno fatica ad ascoltarsi e a stare soli, sentendosi abbandonati quando la Rete non li accoglie.
Per poter affrontare in modo sistematico l’educazione al Web e in particolare il rapporto genitori-adolescenti occorre approfondire due grandi realtà:
• educare oggi alle nuove autonomie mediante princípi relazionali nuovi;
• le strategie per un corretto utilizzo del Web.

Educare oggi alle nuove autonomie
Se la società contemporanea è piena di stimoli e risulta iper-cinetica è importante aiutare i bambini sin da piccoli nella gestione delle emozioni e del tempo.
Occorrerebbe educare alle emozioni sin dalla scuola materna. E occorrerebbe educare all’ascolto sin dall’infanzia.
In questo modo, avremmo possibilità di crescere bambini e ragazzi in grado di strutturare capacità introspettive e di gestione degli stimoli.
Esperienze in questo campo si stanno diffondendo in tutta Italia, con buoni risultati sia in termini di miglioramento dell’attenzione e della concentrazione, che nell’approfondimento delle varie problematiche che si presentano durante la crescita.
Un altro aspetto importante consiste nel promuovere l’autonomia del bambino sin dall’infanzia mediante una educazione che tenga conto dello sviluppo evolutivo.
La psicologia evolutiva ci testimonia che un bambino già in prima elementare è in grado di gestire molte realtà che lo riguardano.
La scuola, purtroppo, è ancora strutturata per un bambino piccolo, completamente dipendente dalla madre e dalla figura femminile.
Pensiamo solo ai colloqui con i professori, alla consegna delle pagelle, alla gestione dei compiti a casa, ove i bambini vengono letteralmente sottomessi al giudizio e alle bizzarrie degli insegnanti.
Speriamo che in tutte le scuole italiane le pagelle vengano consegnate ai bambini, e possibilmente alle 20 di sera per dare la possibilità anche ai padri di poter essere presenti. Speriamo che si creino tribunali dei bambini in tutte le classi elementari ove questi possano sviluppare capacità di critica anche nei confronti delle insegnanti.
Speriamo che nelle famiglie venga sviluppata l’autonomia all’uso del denaro come educazione sin dalla prima elementare, cosí come l’autonomia nel riordino della cameretta o della classe da parte dei bambini.
Insomma, in definitiva, andrebbe completamente rivisitata la scuola, ove i bambini diventino veramente protagonisti della loro vita e gli adulti contribuiscano a diventarne.

Strategie per un corretto utilizzo del Web
Abbiamo visto come la Rete presenti problematiche evidenti che consistono sostanzialmente in una pluralità di offerte, volte a riempire i vuoti della giornata o a promuovere l’identità degli adolescenti spesso a scapito della profondità e della riflessione.
Le strategie allora dovrebbero promuovere nei ragazzi due atteggiamenti di fondo:
l’intenzionalità: occorre che la Rete venga utilizzata con una intenzionalità ben precisa. L’utente consapevole dei media deve prima saper ritagliare momenti strategici per la propria formazione e identità, schermandosi dal flusso delle informazioni. Insomma, un ragazzo non può stare dalla mattina alla sera in Rete senza avere momenti ove trovare sé stesso, costruire relazioni amicali, pensare al suo futuro. Solo successivamente potrà usufruire della Rete, ma non tanto in modo occasionale, ma con l’intenzione di potenziare la propria identità che avrà approfondito durante il resto della giornata
equilibrio fra navigazione e approfondimento:  cioè, l’approfondimento può essere messo in moto anche per poter precisare meglio informazioni ricevute a scuola o tematiche che il ragazzo sente di sviluppare, mentre la navigazione e lo scambio in chat potrà essere da stimolo per ribadire le proprie idee e per confrontarsi con altri.
Il tempo di utilizzo allora è sí importante, ma ancor piú la modalità stessa della fruizione.
Naturalmente tutto ciò andrà concordato con i genitori, in tempi che devono essere equilibrati e soprattutto verificati.
I genitori, allora, dovranno non solo conoscere quanto i media e i Social Network portano in termini di informazioni, ma aiutare i ragazzi al loro utilizzo.
In alcuni casi possono essere d’aiuto anche filtri preventivi per proteggere i minori da pubblicità e messaggi ingannevoli.
Naturalmente, questa “lotta“ nell’utilizzo e nel tempo che i ragazzi trascorrono in Rete potrà trasformarsi in padronanza quando l’intenzionalità e la selettività saranno utilizzati in modo costante da parte degli adolescenti.

 

Ezio Aceti
Psicoterapeuta e Consulente psicopedagogista


Bibliografia di approfondimento

 

• E. Aceti, Ma che cosa hai in testa, Effata, Torino  2013.

• E. Aceti, Non è mai troppo tardi, Monti, Saronno  2012.

• E. Aceti, Genitori si può fare, San Paolo, Milano 2011.

• M. Gui, A dieta di media, Il Mulino, Bologna 2014.

• T. K. Hakala, K. Hildén, P. Maijala, C. Olsson, A. Hatakka, Differential regulation of manganese peroxidases and characterization of two variable MnP encoding genes in the white-rot fungus Physisporinus rivulosus, Applied Microbiology and Biotechnology 73, 2007, pp. 839-849.

• K. R. Popper, Cattiva maestra televisione, Reset, Milano 1994.

• R. Casati,  Contro il colonialismo digitale. Istruzioni per continuare a leggere, Laterza, Roma Bari 2013.

 

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