DPR 137/2012. Come cambia la vita di Ordini, collegi e albi professionali?

Germano Bertin, Caporedattore “Etica per le professioni”


 

Due sostanzialmente, sono sempre apparse essere le preoccupazioni del legislatore – e dell’opinione pubblica – di fronte alla questione degli Ordini Professionali: 1) individuare la configurazione socio-giuridica piú adeguata a garantire l’autonomia e l’eccellenza di prestazione delle attività libero professionistiche; 2) garantire il cittadinoconsumatore che richiede e usufruisce di professionalità qualificate.
Già nel primo numero dell’anno 20001 (il nostro secondo numero in ordine cronologico), la nostra Rivista si era occupata della questione, organizzando un Forum di Redazione che ha coinvolto l’avvocato Antonino Mirone Costarelli, Sottosegretario al Ministero di Grazia e Giustizia (Governo Prodi) e relatore del Disegno di Legga Delega per il riordino delle professio0ni intellettuali (dld. 5092 del 31.7.1998), il prof. Francesco Serao, Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, il prof. Francesco Totaro, docente di Filosofia Morale all’Università di Macerata e l’avv. Benedetto Cortese, già Consigliere Segretario dell’Ordine degli Avvocati di Padova.
Il Forum si concludeva considerando che il futuro delle libere professioni sarebbe stato condizionato alla loro effettiva capacità di rinnovamento di fronte alle sfide della globalizzazione dei mercati e alla moltiplicazione dei saperi.
Si ribadiva, inoltre, la considerazione che gli Ordini Professionali costituiscono una tipica espressione dell’auto-organizzazione sociale (da cui si esemplifica il principio di sussidiarietà) che va in contrasto con una concezione monolitica del potere pubblico e, al contempo, con una visione meramente individualistica della realtà sociale.
Tutto ciò a evitare chiusure corporative, autoreferenzialità, mancanze di trasparenza, pervicace autodifesa nei confronti dei destinatari della prestazione da parte degli Ordini stessi.
«La legittimità – scrivevano i direttori della Rivista – per le libere associazioni professionali (…) per gli Ordini, che pure sovraintendono ad attività bisognose di particolare tutela, non verrà tanto dallo Stato, quanto da un esercizio maturo della responsabilità, da una capacità effettiva di organizzare liberamente la propria attività, dallo sforzo di autoregolamentazione etica e deontologica».
Partendo dalla pubblicazione del DPR 137/12, che risponde all’esigenza diffusa di attuare una “riforma” delle professioni, abbiamo puntato a coinvolgere direttamente i Presidenti degli Ordini Professionali.
Abbiamo raggiunto le Presidenze degli Ordini Professionali riconosciuti per legge e dei Collegi professionali formulando a ciascuno le medesime domande (cfr.: Scheda 1).
Non è stato semplice raggiungere e ottenere il coinvolgimento di tutti gli Ordini e Collegi. Di seguito, riporteremo le risposte di quanti hanno risposto, presentando gli interventi rispettando il semplice ordine alfabetico.
Consapevoli di trovarci di fronte a questioni complesse, che non possono essere risolte in breve, riteniamo che sia importante e necessario non solo “fare” ma soprattutto “saper riflettere” su ciò che si fa.
Il confronto aperto, poi, anche attraverso le pagine di una rivista, assicura, insieme a lealtà e sussidiarietà, disponibilità a perseguire obiettivi di vera professionalità e di coerente attenzione e rispetto verso quanti attingono per necessità a competenze professionali.
Riteniamo, con tutto questo, di contribuire – in coerente linea di continuità con i fini specifici della nostra Rivista – a promuovere spazi di confronto per una piú forte coesione sociale – che da oltre 12 anni riflette sui nodi etici piú critici che interpellano il mondo delle professioni – a riflettere su questioni che coinvolgono, oltre ai diretti interessati (professionisti e cittadini-consumatori) le responsabilità di quanti sono chiamati a guidare il governo del Paese e ad attuare scelte e strategie che vadano a beneficio e tutela della piú ampia collettività, nel rispetto e nella tutela delle singole categorie sociali e, nel nostro caso, anche professionali.
Un impegno che presuppone in ciascuna delle parti coinvolte competenza, onestà intellettuale, reciprocità e lungimirante capacità progettuale.

Germano Bertin
Caporedattore “Etica per le professioni”

 

 

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