Con questo DPR trovano legittimazione pseudo-professioni rispetto a professioni per le quali è richiesto laurea, tirocinio ed esame di Stato. Provvedimento confuso, costoso e pericoloso, soprattutto per il cittadino

TRE DOMANDE AI PRESIDENTI
DEGLI ORDINI, DEI COLLEGI E DEGLI ALBI PROFESSIONALI

1  Quali le novità del DPR 137/12 per il vostro Ordine Professionale?

2  Cosa state facendo per recepirne le direttive?

3  Come state informando e coinvolgendo il cittadino-consumatore?

 

.G. Luigi Palma, Presidente Consiglio Nazionale Ordine Psicologi


 

 

L’anno 2012, per le Professioni, non è stato un grande anno: la maggior parte vissuto con grande apprensione per una serie di provvedimenti, alcuni annunciati, altri promessi, altri ancora imposti. Tutti contrari e a danno dei professionisti. Certamente, a danno dei cittadini.

1 Modificazioni confuse e costose

Governo e Parlamento, colpevolmente ondivaghi sul tema professioni, hanno l’uno varato e l’altro approvato provvedimenti confusi e confusivi, costosi e potenzialmente pericolosi per la collettività.

Le pseudoprofessioni
Non bastava – evidentemente – il caos determinato da alcune delle novità introdotte dalla mini-riforma dell’agosto 2012. Sembrava difficile fare di peggio: invece, il Parlamento – con il complice silenzio del Governo – è riuscito a farlo allo spirare della Legislatura, e ha toccato il fondo con l’approvazione di una legge, di evidente fetore elettoralistico, che regolamenta le associazioni delle cosiddette “professioni” non organizzate in Ordini e Collegi: un atto, a dir poco, indecente perpetrato mercoledí 19 dicembre – in sede legislativa – dalla 10a Commissione Attività Produttive della Camera.
Con la pubblicazione in Gazzetta, le pseudo-professioni e gli altrettanti pseudo-professionisti potranno essere legittimati a svolgere attività per le quali i Professionisti, quelli veri, hanno dovuto acquisire una laurea, svolgere un tirocinio e, infine, superare un esame di Stato.
È bene non dimenticare che il Sistema Professionale ordinistico del nostro Paese è strutturato in 27 Organi nazionali, 118 sedi regionali e 1.759 sedi territoriali. La rete dei Professionisti partecipa attivamente al processo di innovazione del Paese con importanti risultati sul piano sociale e culturale, oltre che economico.
Il contributo delle Professioni giuridico-economiche, tecniche, sanitarie e socio-sanitarie – oltre al valore aggiunto in termini di rilevanza e valore sociale – è stimato attorno a 250 miliardi di euro, circa il 12% del Pil. Rilevante l’importanza in termini occupazionali.

Ruolo importante nel sistema sociale
Anche per questi motivi le Professioni ordinistiche hanno il dovere di rivendicare un ruolo sempre piú importante nel sistema sociale, culturale ed economico del nostro Paese. Un ruolo in cui è centrale, ma di questo né il Governo né il Parlamento si sono minimamente preoccupati, la soddisfazione e la tutela del cliente/utente.

2 Patrimonio di conoscenze  e competenze per la collettività

Voglio ricordare alcuni dei princípi essenziali, comuni a tutte le Professioni, e che definiscono il professionalismo, quello vero: la Repubblica tutela le Professioni intellettuali, come espressione del lavoro e come patrimonio di conoscenze e di competenze al servizio della collettività.
Sono definite “Professioni intellettuali” quelle basate sull’esercizio di attività lavorativa a prevalente contenuto intellettuale e incidenti su diritti e valori costituzionali, su beni e risorse di interesse generale collettivo e aventi consistente rilevanza sociale; l’accesso alle Professioni intellettuali è subordinato al superamento dell’esame di Stato, specifico di ciascuna Professione, e all’iscrizione all’Albo del corrispondente Ordine o Collegio professionale; la funzione di garanzia pubblica sull’esercizio delle Professioni intellettuali è assunta dagli Ordini e Collegi, sotto la vigilanza dello Stato.
Questi princípi sono distanti anni luce da quelli che caratterizzano la legge appena approvata. Essa esplicitamente – e colpevolmente – delega completamente ad associazioni private l’individuazione dei requisiti necessari allo svolgimento di attività che non hanno alcun carattere professionale, disegnando, di fatto, un sistema interamente ed esclusivamente fondato sull’autoreferenzialità e sull’autocertificazione, privo, inoltre, di organismi indipendenti cui affidare le opportune procedure di valutazione, controllo e accreditamento.

3 La responsabilità verso i cittadini

L’applicazione di questo principio anche nell’àmbito della salute significa che lo Stato rinuncia, apertamente ed esplicitamente, a garantire un’adeguata formazione dei professionisti e abbandona ogni controllo sui livelli qualitativi delle loro prestazioni: abdica alla fondamentale funzione di responsabile della salute dei cittadini.
La professione di psicologo e le prestazioni che essa ricomprende sono indissolubilmente legate al diritto alla salute che l’articolo 32 della Costituzione definisce come un diritto dell’individuo e un interesse della collettività. Il diritto alla salute viene in tal modo calpestato, consentendo di affidare – letteralmente – anche a maghi e fattucchiere la salute dei cittadini.
Sarebbe sufficiente dare uno sguardo al V° Rapporto di monitoraggio sulle professioni non regolamentate del CNEL- Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, pubblicato nel 2005 per cogliere gli aspetti piú critici delle problematica. Mi riferisco in particolare ad alcune associazioni collocate nelle categorie “Cura psichica”, “Medicina non convenzionale”, “Sanitario” e “Altro”.
Appare subito evidente il rischio per la salute dei cittadini derivante dall’eventuale riconoscimento di tali pseudo-professioni e pseudo-professionisti che potrebbero operare indisturbati in àmbiti cosí delicati e importanti. Il tutto senza la garanzia “pubblica” rispetto alla definizione dei percorsi formativi e delle attività consentite, oltreché della validità scientifica e l’efficacia degli interventi.
Per questo stiamo valutando tutte le azioni possibili – ricorsi e quant’altro – contro un provvedimento che apre scenari a dir poco inquietanti.

 

G. Luigi Palma
Presidente Consiglio Nazionale Ordine Psicologi

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