Migliorare e facilitare la vita di tutti: investire nella ricerca, per realizzare processi e prodotti sostenibili

Arturo Lorenzoni, Professore associato di Economia Applicata, Università degli Studi di Padova


 

 

Identificare il perimetro della Green Economy è impresa ardua e scivolosa: cosa si intende con Green? Forse un’auto ibrida, che se mal manutenuta consuma piú di un’auto convenzionale, o un elettrodomestico in classe A, che comunque consuma piú di uno che sarà venduto il prossimo anno?

Prevedere risultati di lungo termine

Non è facile identificare cosa realmente porti un contributo per migliorare la sostenibilità e cosa invece risponda a semplici adeguamenti della tecnologia o, sempre piú spesso, a logiche di comunicazione e immagine, a prescindere da reali miglioramenti sul piano ambientale (si è notato come all’improvviso tutte le case invendute siano in classe A?).
È difficile anche misurare la Green Economy, perché non corrisponde a una voce nelle statistiche, ma è una tendenza trasversale che interessa tutti i settori produttivi e la domanda finale di beni, per cui si ha il timore di parlare di qualcosa di indefinito, quasi virtuale. Non è cosí in realtà, per poter rientrare nel campo delle tecnologie o dei prodotti verdi, un bene deve provare ad avere un consumo di risorse (intese in senso lato: materiali, acqua, energia, …) inferiore rispetto alla media di mercato.
È vero soprattutto che la sensibilità verso la riduzione degli impatti sull’ambiente e sulla qualità della vita è cresciuta e oggi è prioritario tenere tali valori in altissima considerazione quando ci si appresta a proporre nuovi prodotti o processi produttivi, consapevoli che il concetto di sostenibilità è dinamico e sempre piú stringente.
In Europa, come in tutto il mondo, anche se con differenze locali molto significative (provate ad acquistare il detersivo in Germania senza il vostro contenitore).
Come potrei sperare di vendere una nuova casa se ha consumi energetici uguali a quelli di una di vecchia costruzione, o un’auto con consumi maggiori di quella che aspira a sostituire?
La sostenibilità è uno dei parametri di valutazione piú critici per la competitività dell’industria e richiede continui sforzi per migliorare e incontrare la sensibilità sempre piú raffinata del mercato.
Se si guarda ai consumi energetici degli elettrodomestici o delle automobili si comprende quanta pressione vi sia sull’innovazione la ricerca è legata alle prestazioni: una televisione sul mercato nel 2006 consumava in media 150 W, scesi a 118 nel 2010 (P. Bertoldi e altri (2012): Energy Efficiency Status Report 2012, JRC Scientific and Policy Report, EUR 25405 EN.), mentre una lampada fluorescente consuma l’80% in meno di una a incandescenza, esclusa dal mercato a partire dal 2010.

Ridurre il consumo di energia e materie prime

Anche lavorazioni tradizionali stanno investendo grandi risorse per ridurre il consumo di energia e materie prime e l’impatto sull’ambiente dell’intera filiera produttiva, come anche per far apprezzare i propri sforzi ai consumatori e ai decisori pubblici tramite una comunicazione adeguata.
Questa evoluzione dell’economia nella direzione “verde” comporta una ricerca paziente e tenace di nuove soluzioni, a partire dalla ricerca di base sui materiali e sui processi di produzione, fino al disegno dei prodotti e al loro smaltimento.
Oggi  molta attività di ricerca in àmbito universitario, soprattutto nelle aree tecniche, è indirizzata a sostenere le imprese in questo processo di miglioramento delle prestazioni. Essere sempre piú esigenti sul piano delle prestazioni è anche un modo per sostenere le imprese nella concorrenza internazionale: se si alzano gradualmente i requisiti ambientali di una tecnologia si spinge il processo di innovazione e si rafforza la posizione di mercato delle imprese domestiche, che acquisiscono un vantaggio competitivo.
È il caso della politica europea nel campo dell’efficienza energetica e dell’edilizia, che ha una motivazione industriale prima ancora che ambientale. Se si chiedono prestazioni progressivamente migliori, i concorrenti a bassi costi di produzione e ridotta capacità innovativa saranno svantaggiati rispetto alle imprese europee, che sono accompagnate nel processo di innovazione.
Cosí a ritroso, questa richiesta del mercato di prodotti verdi sta condizionando tutta la produzione industriale, con risultati talvolta stupefacenti: si pensi alla sostituzione del nylon per le borse della spesa ad opera del MaterBi pensato e brevettato da Catia Bastioli in Novamont, o alle prestazioni energetiche dei nuovi edifici, che riescono addirittura a produrre, anziché assorbire energia, un risultato inimmaginabile solo una decina d’anni fa.
In altri casi la soluzione vincente ancora non è arrivata, come per la mobilità elettrica, che ancora è limitata dalla mancanza di batterie capaci di assicurare un’autonomia pari a quella delle auto termiche a costi sostenibili. Verosimilmente è questione di tempo: chi ha piú di 30 anni ricorda i primi telefoni cellulari con la valigetta per le batterie, oggi i telefoni hanno maggiore autonomia e pesano pochi grammi. Cosí la domanda per una mobilità sostenibile porterà prima o poi a soluzioni soddisfacenti.

Ripensare spazi e tecnologie

Ma questa priorità strategica sta imponendo soluzioni nuove su moltissimi fronti, si pensi agli universi di innovazione raggruppati sotto i temi delle Smart Cities e delle Smart Grids, concetti fluidi se vogliamo, ma che sintetizzano la necessità di introdurre tecnologie e soluzioni nuove in àmbiti molto tradizionali come gli spazi urbani e le reti elettriche. Questo ripensamento di spazi e tecnologie esistenti, reso possibile dalla disponibilità di tecnologie nuove (quante cose si possono fare ora con un telefono, che cinque anni fa non si potevano neanche immaginare!) è la parte interessante della Green Economy, quella che sta stimolando la parte migliore della nostra società a migliorare e facilitare la vita di tutti.
Ed è interessante che molti giovani si identificano nella ricerca della sostenibilità e riescono a coniugare il proprio impegno professionale con quello ideale, trovando coerenza nella propria attività, a differenza di quanto accadde una generazione fa quando si accettava che la soddisfazione professionale fosse spesso a scapito dell’ambiente e della conservazione delle risorse.

Responsabilità sociale

Molte aziende hanno scelto cosí di impostare la propria strategia proprio sulla sostenibilità e sulla trasparenza verso i consumatori, anche sul piano della comunicazione.
I temi della Corporate Social Responsibility (CSR), del Green Public Procurement, le certificazioni ambientali ed energetiche ISO 14001 e 50001 vanno tutti nella direzione di comunicare le proprie priorità in campo ambientale, di accreditarsi nel mercato Green.
È una dimensione nuova, stimolante, che porta all’inserimento di professionalità nuove all’interno delle imprese in ruoli determinanti dal punto di vista strategico. Non basta piú saper fare bene un prodotto con costi contenuti, è necessario farlo in modo attento alla sostenibilità.
Le professioni Green non sono insomma solo in campo tecnico perché molta innovazione è anche richiesta sul piano socio-economico e delle idee. Ridurre il consumo di risorse nel settore alimentare, ad esempio, significa pensare diversamente le confezioni dei prodotti, la logistica della distribuzione, la comunicazione verso la clientela, la costruzione e il restauro dei punti vendita, la loro accessibilità, la scelta dei materiali e cosí via. È un modo nuovo di pensare l’attività economica, di ottimizzare l’uso delle risorse, anche sul piano economico.
Alcuni settori industriali si sono trovati cosí al centro di una trasformazione del mercato che è ormai irreversibile. Se chi lavorava il nylon per le borse di plastica o produceva componenti per le lampadine a incandescenza ha visto sparire il mercato, chi offre soluzioni con migliori prestazioni ha visto crescere la domanda dei propri beni in modo esponenziale. È il caso dei materiali di qualità nelle costruzioni (cappotti termici, infissi a bassa trasmittanza termica, vetri isolanti, …) come di molti altri settori produttivi, ove gli equilibri di mercato stanno cambiando in modo rapidissimo.

Nuove professionalità

Non serve un mago del marketing per comprendere che questa evoluzione sia stabile nel lungo periodo, cosí da condizionare le professionalità richieste in futuro.
Quindici anni fa quasi nessuno degli studenti di ingegneria andava a lavorare nel settore delle fonti rinnovabili di energia e dell’efficienza energetica, mentre oggi sono la maggioranza. Con la fiducia dei giovani migliori, proprio la capacità di dare risposte efficaci alla sfida della sostenibilità può guidare l’Europa fuori dalla profonda crisi produttiva in cui si trova. In questo processo di ripensamento dell’intera nostra economia lo Stato ha un ruolo di primo piano.
Il processo si può assecondare senza convinzione, di necessità, sperando di galleggiare; ma se viene invece guidato verso obiettivi chiari, avendo il coraggio di selezionare gli àmbiti di intervento, di individuare i filoni di ricerca promettenti anche per la struttura produttiva, allora il dividendo sarà realmente interessante. Dei tentativi sono stati fatti in Italia, per esempio con il programma Industria 2015, che aveva mirato ad alcuni àmbiti il sostegno pubblico alla ricerca, ma quando i fondi sono stati poi utilizzati per salvare Alitalia si è compreso come si sia lontani da un’azione efficace.
Diverso è il caso della Provincia di Bolzano, ad esempio, che ha selezionato alcuni àmbiti di intervento, dei quali l’agricoltura di qualità, l’energia rinnovabile e l’edilizia sostenibile sono a pieno titolo nella Green Economy, e su quelli ha focalizzato fondi, sostegno, spazi di ricerca.

Ricerca e qualità di vita

E quando la ricerca ha delle ricadute sensibili sulla qualità della nostra vita, come in questo caso, diviene entusiasmante e catalizzatrice verso i giovani di talento, la garanzia migliore di buone prospettive per il futuro, anche lontano.
In questo processo di interazione tra ricerca e imprese è indispensabile rincominciare a pensare ai progetti di lungo respiro che la logica troppo di mercato degli ultimi decenni ha spiazzato; avere coraggio di ripartire con opere che hanno tempi di ritorno economico molto lunghi, ma che possono dare risposte efficaci in termini occupazionali, economici ed ambientali.
È il caso ad esempio della gestione delle foreste, della manutenzione dei corsi d’acqua, della costruzione di reti di teleriscaldamento; la Green Economy parte dalle azioni che hanno assicurato la sostenibilità per millenni e che abbiamo trascurato. Se si pensa che nel Veneto ancora beneficiamo degli investimenti sul territorio fatti al tempo della Repubblica Veneta!
Sostenibilità significa dunque allungare lo sguardo al lungo periodo e accettare una progettualità che vada oltre l’orizzonte del mercato, consapevoli che ci sono investimenti che creano valore nel tempo.

 

Arturo Lorenzoni
Professore associato di Economia Applicata, Università degli Studi di Padova

 

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