Impresa, finanza, assicurazioni: una sinergia vincente, a vantaggio di tutti e di ciascuno

Impresa, finanza, assicurazioni: una sinergia vincente, a vantaggio di tutti e di ciascuno

(di Susanna Celi, CEO Swissdacs Group e Alfredo Spadaro, President CEO Swissdacs Group

Il progetto denominato Easybond , è un sistema che supporta il mondo del credito attraverso strutturazioni assicurative innovative finalizzate a favorire la liquidità, indispensabile alla vita delle imprese.

Il know how necessario alla costruzione del core business, attinto da molteplici àmbiti di conoscenza, ha determinato la creazione di una nuova professionalità trasversale, che media tra i settori finanziario, assicurativo, economico e normativo.

Dal confronto con parti istituzionali di livello internazionale e nel riscontro con il mercato, sappiamo che fino ad ora nulla è stato ideato con questa prospettiva. Ci auguriamo che questo sistema possa diventare presto uno standard a vantaggio di tutte le imprese.

Dare respiro alle imprese

Negli anni immediatamente successivi alla crisi finanziaria del 2008, al conseguente credit crunch e alla concomitante crisi economica che ne derivò, ci ponemmo la questione di come si sarebbe potuti intervenire per dare respiro alle imprese sempre piú strette nella morsa della situazione.

Partivamo forti di alcuni princípi per noi fondamentali su cui si è sempre basata la nostra azione imprenditoriale:

• l’economia deve rispondere a bisogni reali del mercato e non crearne di indotti;

• il buon gesto economico deve permettere a tutte le parti coinvolte di ottenere il proprio utile: il fornitore, il giusto guadagno; il cliente, la soddisfazione in relazione al bene o servizio ricevuto a fronte di un costo equo;

• l’imprenditore deve avere la capacità di creare fonti di reddito originale, nel senso di nuovo, per far evolvere il mercato in base alle esigenze che questo esprime; deve saper usare adeguatamente le risorse a propria disposizione, massimizzandone le potenzialità senza alcun spreco o sfruttamento incondizionato, privilegiando la conoscenza e l’esercizio della propria intelligenza quali risorse illimitate, condivisibili e generatrici di valore aggiunto; deve avere, inoltre, consapevolezza assoluta del tempo come risorsa infungibile per sé e per gli altri.

E in quanto operatori nel settore eravamo e siamo fermamente convinti che:

• il mondo finanziario e assicurativo non debba ritenersi un’entità astratta a sé stante, fuori dal controllo umano e pertanto ingovernabile e da demonizzare, ma in quanto composto esso stesso da imprese gestite da persone, debba rispondere a finalità di mercato nel rispetto di norme etiche precedentemente date;

• la finanza debba avere un ruolo sussidiario rispetto all’economia reale e non un intento speculativo preminente;

• l’assicurazione, nella sua essenza solidaristica, debba affiancare le imprese nell’assunzione del rischio, aiutando queste ultime nel discernere il buon rischio d’intrapresa dall’azzardo.

In quell’epoca eravamo ancora in Italia a capo di una nostra società attiva nel campo del risk management e assicurativo e, attraverso un organismo di network e ricerca da noi coordinato1, cominciammo a monitorare sia il mercato bancario sia il mercato assicurativo in relazione al mondo dell’economia reale, per coglierne le discrasie, verificarne le congruità con i bisogni effettivi delle imprese ma, soprattutto, per individuarne potenzialità nuove non sfruttate.

La ricerca si focalizzò su alcuni punti con particolare attenzione alle ricadute nell’area europea, quali:

• la globalizzazione dei mercati e il conseguente radicale cambiamento nella distribuzione della produzione, dei servizi e del consumo;

• la definitiva rottura degli equilibri su cui si reggevano economia e finanza mondiali;

• la finanziarizzazione dei mercati, la successiva crisi finanziaria, le bolle immobiliari con progressiva perdita del valore degli assets di capitale, la conseguente crescente contrazione del credito;

• la perdita da parte delle banche, per la crisi di fiducia ingeneratasi, del ruolo di garante dell’economia reale, spesso divenuto prevalente sul ruolo primario di raccolta e gestione del risparmio e finanziamento delle imprese;

• il mondo molto compartimentato delle assicurazioni e spesso conservatore soprattutto nell’area continentale europea, focalizzato prevalentemente su mercati tradizionali anche nell’ambito del credito e delle garanzie;

• gli interventi dei vari organismi internazionali e nazionali per ridare stabilità al mercato, in particolare le successive emanazioni della Bank for International Settlements (BIS) con gli Accordi di Basilea II e III (Basel II e Basel III);

le emanazioni dei diversi regolatori.

Il risultato dell’indagine ci indirizzò nel dare soluzione a una delle esigenze che emergevano sempre piú pressanti del mercato globale: la capacità di dare credito, la capacità di ottenere credito, in una parola la liquidità.

Dare credito in modo sicuro ed efficace

Nel 2012 lasciamo l’Italia e ci trasferiamo in Svizzera dove fondiamo la nostra prima società2, con l’intento di realizzare un progetto atto a soddisfare questo bisogno vitale per l’economia.

La scelta della Svizzera come Paese primo ove intraprendere la costruzione dell’idea, emergeva da un’attenta valutazione. La Svizzera, infatti, non fa parte dell’Unione Europea, ma si trova nel cuore dell’Europa, quindi offre un punto di osservazione privilegiato; è un Paese liberale, economicamente sano sia a livello pubblico che privato; ha un assetto finanziario e una piazza bancaria di primaria importanza a livello globale; è tra i Paesi al mondo piú assicurati e ha un apparato assicurativo di tradizione, fortemente conservativo e rigidamente normato; ha strutture scolastiche di qualità con centri di eccellenza in àmbito di istruzione superiore e ricerca.

I due anni successivi vengono interamente dedicati alla ricerca e alla formazione, durante i quali entriamo ufficialmente a far parte del sistema assicurativo-finanziario svizzero con l’iscrizione al registro FINMA (Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari) e, sempre con la focalizzazione nel dare una soluzione innovativa al problema della liquidità sul mercato, continuiamo lo studio in team e approfondiamo conoscenze nei quattro settori chiave: assicurativo, finanziario/bancario; imprenditoriale; regolamentativo.

In sintesi:

• affrontiamo comparativamente i primi due settori assicurativo e finanziario/bancario, analizzandone i rispettivi linguaggi, l’offerta, le potenzialità, i limiti e i quadri normativi di riferimento per verificarne compatibilità e poter innovare il segmento di mercato di entrambi;

• nel settore assicurativo analizziamo e studiamo i prodotti e i servizi offerti dai singoli players, il loro posizionamento di mercato, i loro appetiti di mercato, sottoscrivendo accordi con le maggiori Compagnie a livello europeo;

• nel settore bancario studiamo i prodotti finanziari disponibili, le strutturazioni dei finanziamenti, la costruzione di costo dei finanziamenti, le differenze tra banche in relazione alla classificazione bancaria (standard, IRB base e avanzato) e le sue conseguenze in relazione ai parametri di rischio e capitale; studiamo la normativa emanata dalla BIS in particolare gli Accordi di Basilea II e Basilea III e successivi ampliamenti e recepimenti a livello di Comunità Europea e singoli Paesi, per verificare la possibilità per gli strumenti assicurativi di essere fattore di mitigazione del rischio di credito; entriamo in contatto diretto con il Comitato di Basilea e con gli organi di controllo e le Banche Centrali di alcuni Stati;

• in relazione ai parametri per l’eleggibilità delle polizze assicurative come fattore di mitigazione del rischio di credito per le banche, affrontiamo il quadro delle ECAIs relativo all’attribuzione dei ratings, ed entriamo in contatto diretto con le maggiori agenzie internazionali, tra le quali Moody’s, Standard & Poors, AM Best.

La sfida era quella non di spostare liquidità già esistente da un settore all’altro per compensare a seconda delle maggiori esigenze del mercato, come fino ad allora era avvenuto, ma di trovare un sistema innovativo per generarne di nuova.

Il concetto di liquidità a cui ci riferivamo era da noi concepito nella sua interezza in quanto elemento necessario a un’impresa per affrontare tutto il processo produttivo nelle sue distinte fasi.

La capacità finanziaria preventiva

Un’impresa, infatti, è in posizione di emettere fattura quando il suo prodotto è pronto per essere fornito. Ma in una linea temporale ideale l’impresa deve avere una capacità finanziaria preventiva per essere in grado di operare, essa deve cioè colmare il divario temporale necessario per ottenere materiali di base, servizi, forza lavoro, sostenere i costi operativi e altri tipi di spesa fino a raggiungere lo stato di fatturazione.

Durante tale periodo l’impresa può solo contare sulla propria capacità finanziaria. Ove il divario temporale fra fatturazione e ricezione del relativo pagamento può essere risposto tramite finanziamenti bancari ad hoc, factoring o polizze assicurative del tipo “singolo rischio”, “rischio selettivo”, “intero fatturato”, eccedenza di perdita, top up, rimaneva aperto il problema di come rispondere alla necessità di liquidità fra l’inizio delle fasi operative e il raggiungimento dello status di fatturazione, ossia nel momento in cui un’impresa è piú vulnerabile e deve sostenersi con le proprie forze.

Non diverge per un’impresa commerciale o di servizi, che deve comunque performare prima di fatturare e a propria volta deve preventivamente farsi carico di determinati costi reali d’acquisto.

Se da un lato, dunque, dovevamo rafforzare e incrementare gli strumenti già esistenti, dall’altro dovevamo rispondere al problema irrisolto per cui il mondo assicurativo/finanziario non aveva ancora una soluzione strutturale.

L’analisi comparativa dei due settori assicurativo e bancario, nella loro rispettiva azione verso le imprese, ci condusse a una constatazione rilevante: entrambi i soggetti applicavano modalità di analisi di merito di credito e indici di valutazione basati sui bilanci, la storia creditizia, il posizionamento sul mercato, la forza del prodotto e altri aspetti significativi, ove tuttavia i parametri generali erano simili, ma non uguali.

Constatammo che mediamente il margine di differenza di valutazione, se combinata, tra i due sistemi, poteva generare un incremento tra il 20% e il 25% di bontà creditizia per i soggetti valutati, il che poteva significare un altrettanto aumento percentuale del volume globale dei prestiti bancari a favore delle imprese.

La domanda allora era perché questo vantaggio che poteva derivare dal combinare gli indici di merito di credito bancario e assicurativo non fosse sistematicamente sfruttato a beneficio dell’economia reale.

La risposta ci venne dall’analisi dei rispettivi linguaggi dei due settori bancario/finanziario e assicurativo.

Pur collegati da un comun denominatore, ossia la valutazione e la gestione del rischio, ciascun attore, banca o assicurazione, si attende infatti che l’altro comprenda, interpreti, applichi i tecnicismi della controparte e sia nei confronti flessibile. La conseguenza è che la sinergia tra i due mercati nel tempo è risultata essere del tutto marginale anche nella situazione di migliore collaborazione dei due settori.

Pertanto, per arrivare ad addizionare i vantaggi del merito di credito attribuito a un soggetto imprenditoriale rispettivamente da una banca/istituto di credito e da un’assicurazione, bisognava compiere innanzitutto un’operazione di “traduzione concettuale bidirezionale” del tecnicismo dei due settori.

Intanto, analizzavamo e sondavamo tutte le possibilità offerte dal mondo assicurativo a livello globale. Decidemmo di reperire ogni prodotto che potesse intervenire nella copertura del rischio di credito, attingendo anche a settori assicurativi non tradizionali e concependo il loro utilizzo in modi completamente innovativi rispetto alle usuali applicazioni. 

Innovazione e vantaggio competitivo

In contemporanea, esaminando il mondo del credito nella sua operatività, nell’offerta ai clienti, nei limiti dati dal quadro normativo con riferimento alle emanazioni degli Accordi Basilea II e III, verificavamo in che modo fosse possibile un intervento mirato e innovativo del mondo assicurativo su di esso, mantenendo un vantaggio competitivo per tutte le parti coinvolte: compagnie assicurative, banche/istituti finanziari, imprese.

Con l’utilizzo di fonti scientificamente accreditate, mantenevamo costantemente sotto osservazione l’evoluzione finanziaria internazionale, con un’attenzione prevalente per l’area europea, monitorando il crescente credit crunch e valutando la serie di concause che apparivano determinarlo, le quali molto spesso si ravvisavano causa ed effetto di se stesse in un circolo vizioso stagnante e all’interno di un quadro economico e finanziario in progressivo deterioramento, tra le piú evidenti:

• l’indebitamento di molte banche a valle della crisi finanziaria;

• l’abbassamento graduale del merito di credito di molte imprese vittime della crisi economica;

• il deterioramento di alcune tipologie di garanzia per accedere al credito, ad esempio le ipoteche per effetto del deprezzamento del mercato immobiliare;

• il venir meno di alcuni soggetti garanti consortili a sostegno delle imprese;

• la minor circolazione di capitali e la contrazione del risparmio privato.

L’obbligo, inoltre, di rispondere ai parametri indicati dall’Accordo di Basilea III da parte delle banche con l’innalzamento del capitale da detenere (dall’8 al 10.5% del patrimonio entro il 2019) per aumentare la stabilità del sistema e la sua capacità di assorbire le perdite, determinava e continua a determinare costi di adeguamento tali da generare anche effetti restrittivi sull’erogazione del credito.

A oggi il sistema bancario internazionale deve, infatti, confrontarsi e allinearsi con il Basel III e successive integrazioni e si sta già parlando di un Basel IV.

In àmbito comunitario europeo i contenuti del Basel III sono stati trasposti in due atti normativi, recepiti poi a livello di singoli Stati nelle rispettive legislazioni, ossia:

• il Regolamento (UE) n. 575/2013 del 26 giugno 2013 (CRR), che disciplina gli istituti di vigilanza prudenziale del Primo Pilastro e le regole sull’informativa al pubblico (Terzo Pilastro);

la Direttiva 2013/36/UE del 26 giugno 2013 (CRD IV), che riguarda, fra l’altro, le condizioni per l’accesso all’attività bancaria, la libertà di stabilimento e la libera prestazione di servizi, il processo di controllo prudenziale, le riserve patrimoniali addizionali.

L’analisi del quadro normativo riferito al mondo bancario ha occupato una parte sostanziale nello sviluppo del progetto Easybond , non solo per la complessità dell’insieme, la gerarchia delle fonti nonché la messe ponderosa dei documenti da esaminare (normativa internazionale, comunitaria europea, nazionale per singolo Stato, …), ma anche per l’evoluzione celere della materia in relazione alle esigenze sopravvenute con la crisi finanziaria e i successivi rischi sistemici da affrontare da parte delle relative autorità competenti.

Da parte nostra bisognava verificare che tale quadro permettesse o non escludesse l’utilizzo di strumenti assicurativi a sostegno del credito nella concezione innovativa prospettata nel sistema Easybond , verificando in parallelo la costante compatibilità con le norme che governano il settore assicurativo, e questo a livello sovranazionale e per ciascun Paese di interesse:

• asseverato, dunque, che tra gli strumenti atti alla mitigazione del rischio di credito ovvero capaci di alleggerire l’accantonamento di riserva di capitale, contemplati nel Basel II e III e successivi interventi, sono annoverate anche le garanzie personali emesse da società che dispongono di una valutazione del merito di credito di un’ECAI;

• tenuto conto che l’assicurazione può assumere rischio in virtú della sua regolamentazione e organizzazione al di là dei limiti del mondo bancario, per effetto anche delle potenzialità di ridividere lo stesso sul mercato grazie al meccanismo della riassicurazione; e che tuttavia la stessa non può intervenire su rischi di finanza astratta (es. credito per cassa), ma solamente sul credito finalizzato ad operazioni commerciali sottostanti;

• riscontrati l’allineamento delle polizze assicurative ai requisiti enunciati dalle fonti normative per essere configurate nella categoria di garanzie personali quali strumenti di mitigazione del rischio di credito, essendo rispondenti ai dettati; e la potenzialità delle stesse di incidere sulla riduzione dell’accantonamento frazionale di capitale proprio di un ente bancario se emesse da società assicurativa dotata di valutazione di merito di credito di un’ECAI;

appuravamo che le polizze assicurative sono strumento adeguato alla mitigazione del rischio di credito e possono incidere, conformemente ai diversi metodi di valutazione del rischio applicati dall’ente bancario (Standard, IRB base o IRB avanzato), sulla riduzione della riserva frazionale di capitale proprio prevista per legge.

A questo punto si trattava di dimostrare l’economicità e il vantaggio competitivo che il cliente banca e il cliente impresa avrebbero ottenuto nell’utilizzare il sistema Easybond .

Per far ciò bisognava studiare comparativamente il costo della polizza assicurativa con il costo del credito in relazione ai meccanismi dell’operazione commerciale sottostante, per verificare in una casistica quanto piú lata possibile l’incidenza sull’utile della banca in relazione ai finanziamenti concessi, fatto salvo il margine di guadagno per l’assicurazione e un equo costo per l’impresa a fronte di una maggiorazione del credito.

Per una piú efficace operatività

Poiché normativamente nell’accettazione delle garanzie personali, a cui le polizze assicurative vengono assimilate, rileva che l’entità emittente sia in possesso di un rating emesso da un’ECAI; e poiché la classe di rating espressa ha un valore determinante nella percentuale di incidenza dello strumento garanzia nella diminuzione della riserva frazionale da capitale proprio a cui una banca è tenuta per ogni credito concesso e ciò conseguentemente incide nella formazione dei costi; nella costruzione del progetto Easybond dovemmo infine approfondire anche la conoscenza del mondo degli ECAIs, della normativa che li governa, dei meccanismi di attribuzione dei ratings e il valore di utilizzo degli stessi previsto dal legislatore (sia in sede sovranazionale che nazionale).

Procedemmo cosí nell’affrontare insieme a partners bancari e assicurativi una serie di casi di studio, dove ci confrontammo nella formazione del prezzo di operazioni di finanziamento backuppate da strumenti assicurativi, vagliando contemporaneamente, oltre alla conformità competitiva del costo finale, i vantaggi qualitativi che l’applicazione del sistema Easybond poteva aggiungere a tutti i players coinvolti: assicurazioni, banche/istituti finanziari, imprese.

Il risultato apparve comprovatamente positivo: non solo venivano migliorati i margini di maggior utile e minor costo per tutti i players coinvolti ma, a fronte di una maggior disponibilità di liquidità fresca per il sistema, veniva migliorata anche l’operatività delle diverse parti.

In sintesi i vantaggi possono cosí descriversi:

a) per le imprese finanziate:

• maggiore sicurezza nelle vendite;

• ottimizzazione dei costi e delle condizioni di acquisto;

• possibilità di strutturare acquisti a lungo termine;

• maggiore liquidità;

• costi ridotti di finanziamento per aumentata bontà creditizia data dalla copertura assicurativa;

b) per le banche/istituti di credito:

• copertura rischio di credito sia per insolvenza sia per ritardato pagamento (crediti incagliati);

  riduzione degli accantonamenti di capitale previsti dal Protocollo Basilea II e Basilea III per la capacità di mitigazione delle polizze assicurative sul rischio di credito;

  rimborso degli affidamenti con termini e tempi certi;

• margine di utile aggiuntivo sul finanziamento;

marketing e miglior posizionamento sul mercato per utilizzo del sistema Easybond ;

per le assicurazioni:

• apertura di un nuovo settore di mercato: le banche/istituti finanziari, non piú concepiti come clienti di polizze tradizionali oppure canali di distribuzione dei prodotti assicurativi per la propria clientela, ma sottoscrittori di polizze a tutela del credito concesso per operazioni commerciali.

Nella seconda metà del 2015 il nostro progetto imprenditoriale è pronto. Lo definiamo un sistema di ingegnerizzazione del rischio finanziario. Easybond viene registrato presso l’EUIPO-European Union Intellectual Property Office e presso l’IGI/IPI Istituto Federale della Proprietà Intellettuale – Svizzera.

In una versione multilingue pubblichiamo nella sua completezza il pannel dei prodotti del sistema Easybond , attraverso la gestione dei quali il nostro team crea ogni volta costruzioni personalizzate per le esigenze di ogni cliente. Il fattore chiave risiede nel know how necessario a far dialogare i quattro settori in contemporanea: il settore assicurativo, il settore finanziario/bancario, il settore imprenditoriale, il settore regolamentativo. La professionalità è nuova.

Viene perfezionato il software Easybond    di supporto operativo al sistema, già strutturato nella sua costruzione essenziale, leggero e aperto per un progressivo costante perfezionamento anche in relazione alla connettività con i protocolli operativi di ciascuna assicurazione o banca/istituto finanziario coinvolti a favore del finanziamento delle imprese per i loro progetti di economia reale, affiancato da un secondo software proprietario denominato Riskdacs 3 di nostra ideazione a supporto della valutazione del rischio imprenditoriale.

Nel 2016 inizia la presentazione del sistema Easybond al mercato, a cominciare da Austria, Italia, Svizzera, Germania, Slovenia, Inghilterra, Spagna, privilegiando in un primo momento, date le sue potenzialità strategiche a livello sistemico, una presentazione istituzionale prima di intraprendere un’operazione tradizionale di marketing.

La reazione delle istituzioni contattate e delle banche/istituti di credito approcciati direttamente è immediata e di assoluto interesse. Alcune banche hanno già sottoscritto mandati per l’utilizzo del sistema, studiando i prodotti della piattaforma e la loro applicabilità in relazione a specifiche esigenze, altre banche sono in diversi stadi di analisi, studio applicativo, revisione legale. Associazioni di categoria e agenzie di sostegno pubblico alle imprese in alcuni casi hanno già firmato accordi di utilizzo del sistema Easybond a favore dei loro associati, altre sono in avanzato stato di trattativa.

La reattività verificata in ogni Paese approcciato è prova dell’assoluta rispondenza del sistema Easybond alle necessità del mercato globale. La potenzialità di domanda (banche/istituti finanziari e, a cascata, imprese finanziate) è ben oltre le possibilità di rispondenza delle assicurazioni, quindi lo spazio di movimento è enorme e includente per tutti i “competitors”.

Una soluzione alla liquidità

Ora possiamo oggettivamente sostenere che Easybond dà in maniera dimostrata una soluzione significativa al problema della liquidità, permettendo sia alle banche una maggiore e migliore gestione del credito sia alle imprese una accresciuta possibilità di ottenere credito per aumento della loro bontà creditizia attraverso l’assicurazione.

Si tratta di un volano di business che coinvolge tutta la catena finanziaria/bancaria, assicurativa e imprenditoriale in un meccanismo trasparente che genera nuova liquidità, dal quale tutti, nella tutela dell’attuale severità normativa, possono trarre un vantaggio sia competitivo che economico.

Naturalmente siamo solo all’inizio e in continuazione veniamo a confrontarci con innumerevoli problemi, ad iniziare dalla difficoltà di spiegare e far recepire un sistema completamente nuovo ad un mercato consolidato come quello finanziario e assicurativo, dove il maggior pericolo è la tendenza dell’interlocutore a semplificare il concetto nei termini di quanto lui già conosce, smettendo di ascoltare e quindi di cogliere le eventuali opportunità di miglioramento.

La resistenza al cambiamento è un altro scoglio arduo, soprattutto in organizzazioni manageriali, in cui il timore del singolo ad assumersi la responsabilità di introdurre un’innovazione a fronte di un possibile insuccesso gioca un ruolo deterrente.

La necessità di rapportarsi con istituzioni di varia estrazione e livello, di affrontare nazioni diverse in condizioni differenti, con codici di comportamento e di lingua da rispettare, l’esigenza di immedesimarsi nella visione di ogni interlocutore per riuscire a cogliere la zona franca di contatto e comprensione reciproca, la capacità di intendere linguaggi settoriali tecnici, sono solamente alcune altre difficoltà che quotidianamente affrontiamo.

Ad oggi, la nostra struttura societaria si è evoluta e oltre alla Svizzera, abbiamo sedi in Austria e Inghilterra e corrispondenti in vari Paesi per poter seguire i nostri clienti in maniera globale ed essere allineati con le norme stringenti dei diversi Regolatori e Autorità di controllo dei mercati assicurativi e finanziari internazionali. Abbiamo optato per un’organizzazione leggera, flessibile, costruita sullo smart working e, poiché la nostra maggior risorsa è il know how, un’attenzione essenziale viene attribuita alle nostre risorse umane, la formazione delle quali è per noi un’altra sfida improba perché siamo consapevoli di dover innovare anche in questo settore.

Ci auguriamo di essere pionieri di un positivo contributo per l’economia e di un rinnovamento concreto per il mondo finanziario, o almeno ci proveremo ad oltranza.

Susanna Celi, CEO Swissdacs Group

Alfredo Spadaro, President CEO Swissdacs Group

1) Cfr.: Global Economic Network, www.globalplatform.co.uk.

2) Swissdacs GmbH Switzerland, ora capofila del Gruppo Swissdacs con sedi anche in Austria e Inghilterra e corrispondenti in altri Paesi dell’Unione Europea e extraeuropei. (www.swissdacs.com).

3) Cfr.: www.riskdacs.com

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