Convergenza e sinergia globale per una piú consapevole eco-policy

Roberto Morabito, ENEA, Unità Tecnica Tecnologie Ambientali


 

L’anno 2012 è stato importante per la Green Economy, sia a livello internazionale che a livello nazionale. La Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile, denominata RIO+20, tenutasi a Rio de Janeiro nel giugno 2012, ha individuato nella Green Economy lo strumento prioritario di uscita dalla crisi climatica ed economica degli ultimi anni e, insieme alla governance, di lotta alla povertà.
A livello nazionale, l’Italia è stato il primo Paese a dare seguito alle indicazioni di Rio+20 avviando un percorso che ha portato ai primi Stati Generali della Green Economy, tenutisi a Rimini nell’àmbito di Ecomondo 2012, e quindi alla Costituzione del Consiglio Nazionale della Green Economy, patrocinato dai Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, coordinati dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, e composto da oltre 60 organizzazioni di imprese e dai 10 Coordinatori dei Gruppi di Lavoro istituiti. Nel panorama internazionale, numerose sono le definizioni di Green Economy e le strategie e road maps di cui si sono dotati i vari organismi internazionali e sovranazionali. Di seguito verranno brevemente descritte tre delle piú autorevoli posizioni riguardo la Green Economy (UNEP, OCSE, Comunità Europea) con un maggior dettaglio riservato ai key findings dell’UNEP che sempre piú si stanno ponendo come punto di riferimento internazionale.
È opportuno precisare che le varie definizioni sostanzialmente concordano sul fatto che la Green Economy mira a migliorare la qualità della vita di tutto il genere umano, riducendo le disuguaglianze nel lungo termine, e intanto non esponendo le generazioni future ai preoccupanti rischi ambientali e a significative scarsità ecologiche.

Le strategie dell’UnEP

Il documento conclusivo di RIO+20 The future we want è stato il prodotto di una lunga serie di incontri preparatori e di elaborazioni di istituzioni e organismi internazionali. Tra i vari documenti di riferimento, tra i quali quello dell’Unione Europea, particolare interesse ha suscitato il materiale prodotto dal Programma Ambiente delle Nazioni Unite, l’UNEP. In queste elaborazioni, l’UNEP evidenzia, tra l’altro, come i vari Paesi, in funzione dei loro livelli di benessere e della propria impronta ecologica, in termini di prelievo e utilizzo di risorse primarie e degli impatti antropici delle loro attività, rientrino principalmente in uno dei due casi: Paesi la cui impronta ecologica è all’interno dei limiti di biocapacità del nostro pianeta, ma il cui indice di benessere è inadeguato, e Paesi il cui indice di benessere è adeguato, ma la cui impronta ecologica travalica abbondantemente i limiti del pianeta. La sfida è proprio questa: portare i primi a livelli di benessere adeguati, senza che la loro impronta ecologica aumenti oltre i limiti del pianeta, e ridurre drasticamente l’impronta ecologica dei secondi senza ridurne significativamente i livelli di benessere.
L’attuale modello economico, essenzialmente imperniato sulla cosiddetta brown economy, è di fatto intrinsecamente inadeguato ad affrontare tale sfida in quanto basato sullo sfruttamento di risorse naturali, a lungo credute infinite, e sulla scarsa attenzione agli impatti delle attività antropiche su ambiente, società e qualità della vita. Per l’UNEP, la sola possibilità di affrontare tale sfida attualmente è proprio puntare sulle potenzialità della Green Economy.
L’UNEP sostiene che per uscire dalla crisi economica e ambientale e avviare la transizione verso un’economia “verde” basterebbe investire il 2% del PIL mondiale annuo fino al 2050 nei settori chiave dell’economia globale. L’UNEP individua in particolare 11 elementi chiave di un modello di sviluppo sostenibile afferenti in parte alla sfera del capitale naturale (foreste, acqua, pesca e agricoltura), in parte a quella dei settori produttivi (fonti rinnovabili, industria manifatturiera, produzione di rifiuti, città, edilizia, trasporti e turismo). Per quanto riguarda i settori afferenti la sfera del capitale naturale, l’UNEP sostiene che la riduzione della deforestazione e l’aumento della riforestazione debbano avere un giusto senso economico che vada a sostenere, in un certo qual modo, anche l’agricoltura.

Economia verde agricola
L’economia verde agricola diviene un mezzo per nutrire la crescente popolazione mondiale, senza minare le risorse naturali del settore base. Elemento fondamentale e critico del capitale naturale strettamente legato all’agricoltura è l’acqua.

Acqua
Lo scenario BAU (Business as usual) del Water Resources Group proietta un largo e insostenibile gap tra l’offerta globale e i prelievi di acqua. La crescente scarsità di acqua può essere attenuata solo da una profonda riforma della politica del settore che consenta di ridurre perdite e consumi, e favorisca il recupero e riciclo.

Pesca
Il settore della pesca è fondamentale per lo sviluppo economico sostenibile, per l’occupazione e per la sicurezza alimentare e la sussistenza di milioni di persone in tutto il mondo. Investire per raggiungere livelli sostenibili di pesca assicura un flusso vitale di reddito nel lungo periodo, in special modo nelle economie emergenti.

Agricoltura
L’agricoltura, insieme alla pesca, è l’altro settore chiave della strategia UNEP. Viene proposta un’economia agricola che, nei Paesi in via di sviluppo, si concentri su piccoli proprietari, e promuova, su piccola scala, la diffusione di pratiche sostenibili. In Paesi come l’Africa è stato dimostrato che anche piccoli aumenti di rendimenti agricoli contribuiscono direttamente a ridurre la povertà: la conversione delle aziende agricole alle pratiche di sviluppo sostenibile ha portato a guadagni di produttività di grandi dimensioni. Questa via rappresenta il modo piú efficace per produrre piú cibo a disposizione per i poveri e gli affamati. L’economia agricola cosí proposta non è solo verde da un punto di vista ecologico ma anche socialmente equa.

Sistema energetico
L’attuale sistema energetico, basato sui combustibili fossili, è responsabile di due terzi delle emissioni di gas serra e genera costi altissimi da sostenere in termini di adattamento. Le energie rinnovabili rappresentano in questo contesto una grande opportunità economica che migliora significativamente la sicurezza energetica nonché quella economica e finanziaria. Un’economia verde richiede di sostituire investimenti in fonti energetiche intensive di carbonio, con energie pulite e chiare politiche di efficienza energetica.

Industria manifatturiera
L’industria manifatturiera è responsabile di circa il 35% dell’elettricità globale impiegata, di oltre il 20% delle emissioni mondiali di CO2, e piú di un quarto di estrazioni di risorse primarie. Questo settore produttivo necessita, inoltre, di alti prelievi di acqua. Tutte le industrie del settore manifatturiero presentano un significativo potenziale di miglioramento dell’efficienza energetica che potrebbe portare a una riduzione del consumo di energia industriale di quasi la metà rispetto allo scenario BAU. I processi chimici, con l’uso di sostanze pericolose e i rischi connessi, prevedono ampi spazi di eco-innovazione di processo volte a ridurre le tossicità associate ai processi. Per rendere verde questo settore bisogna inoltre estendere la vita utile dei manufatti attraverso una piú attenta progettazione, che consideri il ricondizionamento e riciclaggio, fasi di una produzione a ciclo chiuso, in un’ottica di riduzione drastica dei rifiuti.

Rifiuti
Gli attuali livelli di produzione rifiuti sono altamente correlati con il reddito; la maggior parte di Paesi con PIL superiori a 23 mila dollari americani pro capite sono correlati a produzioni di rifiuti superiori a 450 kg pro capite, mentre Paesi con bassi valori di PIL sono associati a basse produzioni di rifiuti. La sfida consiste nel riuscire a separare queste due produzioni, diminuendo i quantitativi di rifiuti attraverso pratiche di riciclo e riutilizzo, a fronte di crescenti produzioni di reddito. Riciclaggio e recupero energetico dai rifiuti diventano attività sempre piú redditizie, come ad esempio i materiali di scarto che diventano risorse preziose scambiate in base alle normali leggi di mercato.

Aree urbane sostenibili
L’economia verde progettata dall’UNEP disegna aree urbane sostenibili attraversate da una mobilità a basso rilascio di carbonio (le città verdi). Le aree urbane oggi  assorbono il 60-80% del consumo energetico con il 75% di emissioni di carbonio. In questo contesto, per aumentare l’efficienza energetica e la produttività in città, bisogna ridurre le emissioni negli edifici, nonché i rifiuti, e promuovere l’accesso ai servizi fondamentali attraverso modalità di trasporto innovative a basse emissioni di carbonio. Il settore dell’edilizia, che si basa su grossi consumi di acqua dolce e di risorse primarie, ed è ad altissimi rilasci di gas serra e rifiuti solidi, nella versione “verde” porterebbe a risparmi significativi.

Trasporto
Per quanto riguarda il trasporto, l’attuale sistema di mobilità si basa principalmente sull’utilizzo di veicoli privati motorizzati, non solo principali cause dei cambiamenti climatici, di inquinamento e problemi di salute, ma anche di aumento dei pericoli in città. Il sistema trasportistico consuma piú della metà di combustibili fossili liquidi del mondo ed è responsabile di quasi un quarto di emissioni globali di CO2 legate all’energia. I costi ambientali e sociali, in termini di inquinamento atmosferico, incidenti stradali e congestione, possono raggiungere quasi o piú del 10% del PIL di una nazione, ben al di là degli importi necessari per avviare un’economia verde. Le politiche per i trasporti devono prevedere il passaggio a modi di trasporto piú ecologici, come trasporti collettivi e non-motorizzati per i passeggeri, e al trasporto ferroviario, fluviale e marittimo per le merci, il miglioramento dei veicoli e delle tecnologie di combustibile per ridurre gli effetti sociali e ambientali per ogni chilometro percorso.

Turismo
Lo sviluppo del turismo, se ben progettato, può sostenere l’economia locale e ridurre la povertà: il tasso di crescita annuo dell’eco-turismo è del 20% e promette ulteriori aumenti. Rendere piú verde il settore significa, tra l’altro, attuare politiche di assunzione di personale locale, coinvolgendo gli enti locali e le comunità, specialmente quelle piú povere, e di sensibilizzarle al valore del turismo.

Governance globale
L’UNEP sottolinea infine la necessità, da una parte, della creazione di una governance globale capace di interpretare e guidare la fase di transizione verso la Green Economy, e dall’altra, dello sviluppo e utilizzo di indicatori, oltre il PIL, che misurino il benessere e la ricchezza di una nazione all’interno dei limiti del pianeta, in grado di misurare e quantificare gli avanzamenti della suddetta fase di transizione.

Le strategie dell’OcSE

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) promuove la crescita verde, un modello di sviluppo in grado di garantire, anche alle generazioni future, le risorse e i servizi ambientali sui quali il nostro benessere si basa. La green growth affida un ruolo estremamente importante all’innovazione tecnologica, in grado di disaccoppiare la crescita dalla dipendenza di capitale naturale, unico “master driver” della transizione verso una Green Economy.
La crescita verde porterà nuove idee, nuovi imprenditori e nuovi modelli di business, contribuendo cosí alla creazione di nuovi mercati e, infine, alla creazione di nuovi posti di lavoro e di trasformazione industriale.
Imprese leader e imprenditori stanno esplorando le opportunità di business verde, a volte basate sul pensiero sistemico e su innovazioni radicali, con l’obiettivo di catturare e creare valore da nuovi modelli di business.
Il concetto di crescita verde ha il potenziale per affrontare le sfide economiche e ambientali e di aprire nuovi percorsi di crescita attraverso i seguenti canali:
Produttività: incentivi per una maggiore efficienza nell’utilizzo delle risorse e dei beni naturali che portino a un miglioramento della produttività, riducendo il consumo di materia ed energia e rendendo le risorse disponibili al piú alto valore d’uso.
Innovazione: opportunità per l’innovazione, incentivata da politiche adeguate che consentano nuovi modi di affrontare i problemi ambientali.
Nuovi mercati: creazione di nuovi mercati stimolando la domanda di tecnologie, beni e servizi verdi, anche ai fini di creazione di nuove opportunità di lavoro.
Fiducia: aumentare la fiducia degli investitori attraverso una maggiore prevedibilità riguardo alle modalità con cui i governi sono chiamati a rispondere alle principali questioni ambientali e stabilità delle decisioni prese.
Stabilità: condizioni macroeconomiche piú equilibrate, che riducano la volatilità dei prezzi delle risorse.

Le strategie dell’Unione Europea

In linea con la strategia OCSE sull’innovazione si pone anche il nuovo piano d’azione dell’Unione Europea che considera il “modello di business eco-innovativo” fondamentale per la promozione di un’innovazione eco-sostenibile.
La comunicazione europea del 2011 “Rio +20: verso un’economia verde e una migliore governance” rappresenta la road map dell’Europa per giungere a una Green Economy.
La comunicazione ha l’obiettivo di fornire un quadro decisionale che consenta di mettere in campo delle misure specifiche. Queste si basano su una piattaforma di obiettivi ambiziosi e condivisi, che vengano misurati e monitorati, su una articolata tabella di marcia. I temi trattati ricalcano sostanzialmente i key findings dell’UNEP. Le prime misure sono quelle inerenti le risorse e il capitale naturale: l’Unione Europea si sta impegnando a
1.  favorire la creazione di parternariati internazionali per la gestione sostenibile della risorsa idrica e per estendere l’accesso all’energia, migliorando la sicurezza dell’approvvigionamento energetico e promuovendo le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica;
2.  tutelare l’ambiente marino e gli oceani invitando i Paesi non ancora firmatari a ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS);
3.  promuovere la sostenibilità dell’agricoltura, dell’uso del suolo e dell’approvvigionamento alimentare, costituendo, anche in quest’àmbito, parternariati internazionali;
4.  combattere la deforestazione e promuovere la gestione sostenibile delle foreste. La strategia europea propone una finanza innovativa, supportata da incentivi, nella quale i nuovi strumenti di finanziamento giocano un ruolo innovatore delle politiche in settori quali ad esempio cambiamenti climatici e biodiversità, e un miglioramento della governance internazionale attraverso un rafforzamento delle strategie di sviluppo sostenibile, a cominciare dalle politiche per l’ambiente.
Congiuntamente alla strategia europea al 2020, che è stata ripresa e riproposta per Rio +20, alla comunicazione vengono allegate delle Iniziative faro:
•  L’Unione dell’innovazione;
•  Youth on the move, giovani nel mercato del lavoro;
•  Un’agenda digitale europea;
•  Un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse;
•  Una politica industriale per l’era della globalizzazione;
•  Un’agenda per nuove competenze e nuovi posti di lavoro;
•  Una Piattaforma europea contro la povertà
La UE si è recentemente pronunciata circa gli impegni volontari e le azioni nazionali da parte dei governi e delle parti interessate, dichiarando che tutti i soggetti interessati, non solo i governi nazionali, dovrebbero promuovere politiche di Green Economy.

Conclusioni

La vastissima consultazione e l’ampio dibattito, che hanno avuto luogo a monte e a valle degli eventi internazionali e nazionali menzionati nell’introduzione, hanno evidenziato come la Green Economy non può e non deve essere considerata semplicemente come la parte “verde” dell’economia, operante esclusivamente all’interno del settore della cosiddetta “industria ambientale”, ma viceversa deve essere considerata come un nuovo modello economico basato su un uso sostenibile delle risorse e una riduzione drastica degli impatti ambientali e sociali ai fini di un miglioramento generalizzato della qualità della vita.
In questo senso la Green Economy è uno strumento di sviluppo sostenibile basato sulla valorizzazione del capitale economico (investimenti e ricavi), del capitale naturale (risorse primarie e impatti ambientali) e del capitale sociale (lavoro e re), da applicare in tutti i settori della produzione di beni e servizi, agli stili di vita e agli approcci culturali, ai fini di una transizione verso un nuovo modello di sviluppo in grado di garantire un migliore e piú equo benessere per tutto il genere umano nell’àmbito dei limiti del pianeta. L’obiettivo della Green Economy è quello di un radicale cambiamento verso nuovi sistemi di produzione e consumo basati su un approvvigionamento e un utilizzo sostenibile delle risorse e una riduzione/eliminazione delle emissioni e dei conseguenti impatti, che porti gradualmente al disaccoppiamento assoluto tra la crescita, l’utilizzo delle risorse e gli  impatti sugli ecosistemi.
Per raggiungere tale obiettivo servirà sicuramente un maggiore sviluppo, diffusione e implementazione dell’eco-innovazione ma servirà anche una solida politica industriale che sappia coniugare la competitività delle nostre imprese alla sostenibilità dei nostri sistemi produttivi e farci entrare da protagonisti sul percorso della Green Economy: percorso o fase di transizione che appare inevitabile e che dovremo percorrere da protagonisti o da semplice mercato di sbocco per le imprese straniere.

 

Roberto Morabito
ENEA, Unità Tecnica Tecnologie Ambientali


 

Bibliografia di approfondimento

 

1) UNEP, “Towards a Green Economy: Pathways to Sustainable Development and Poverty Eradication”, 2011.

2) OECD, “Towards Green Growth”, 2011.

3) Consiglio dell’Unione Europea, “Rio+20: Pathways to a Sustainable Future” Conclusione del 9 marzo, Bruxelles 2012.

4)  ONU, “The Future we want” Documento Rio+20, 2012.

5) Rapporto Green Economy 2012, Per uscire dalle due crisi, a cura di Edo Ronchi e Roberto Morabito, Edizioni Ambiente, 2012.

6) Rapporto Green Economy 2013, Un Green New Deal per l’Italia, a cura di E. Ronchi, R. Morabito, T. Federico e G. Barberio, Edizioni Ambiente, 2013.

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