Chemical leasing: un modello etico di business chimico

Francesco Dondi, Prof. Ordinario di Chimica Analitica, Facoltà di Scienze, Univ. di Ferrara
Frank Moser, Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche, Università di Ferrara


 

 

Il Chemical Leasing (ChL) è un modello di business orientato ai servizi che sposta l’attenzione dal crescente volume delle vendite di prodotti chimici a un approccio a valore aggiunto. Il produttore vende principalmente le funzioni svolte dalla chimica, mentre la base principale per il pagamento è costituita dalle unità funzionali fornite.
L’obiettivo primario consiste nell’aumentare l’efficienza nell’uso dei prodotti chimici, riducendo nel contempo i rischi per l’ambiente e la salute. Elementi chiave del successo dei modelli di ChL sono la condivisione dei benefici, gli elevati standard di qualità e lo sviluppo di un clima di fiducia reciproca tra le imprese partecipanti.

Chances e rischi dell’industria chimica

I prodotti chimici sono presenti in tutti i settori della moderna organizzazione civile e industriale, nella nostra vita quotidiana cosí come in ogni settore produttivo in ragione della loro funzione essenziale quali i lubrificanti, i liquidi di raffreddamento, solubilizzazione e pulizia, o i catalizzatori.
L’industria chimica con un commercio di piú di tre miliardi di dollari nel 2012 è indubbiamente un settore chiave. Si pensi all’importanza di prodotti ausiliari quali le vernici, gli inchiostri, la protezione delle culture, coloranti e pigmenti nell’industria tessile, i saponi, i detergenti, i cosmetici e i profumi. È noto, tuttavia, che molti prodotti chimici cosí essenziali possono avere effetti negativi sull’ambiente e sulla salute.
I prodotti chimici hanno in breve un carattere “duale”, positivo e negativo, come ad esempio un martello che può sia costruire sia uccidere. È pertanto assai urgente uno studio degli aspetti “etici” connessi alle varie attività chimiche.
Nell’àmbito di questa visione, in questo articolo, facciamo riferimento a un progetto di ricerca sul tema “Ethics in Chemistry: Business Models, Risk Management and Governance” (condotto dal Dottorando Frank Moser, con Tutore Francesco Dondi, realizzato presso l’Università di Ferrara, Scienze Chimiche).

Necessità di un approccio “etico” nell’Industria e nel Commercio dei prodotti chimici

La risposta della politica per una gestione corretta della “dualità” della chimica è stata, come noto, ampia, sia a livello nazionale che internazionale. Si pensi, ad esempio, in campo internazionale alla Convenzione di Stoccolma (2001) sui prodotti organici persistenti e inquinanti, al Regolamento europeo REACH (2006) o alla Convenzione di Rotterdam (1998, Prior Informed Consent Procedure for Certain Hazardous Chemicals and Pesticides) o alla Convenzione sulle armi chimiche (1997, Convention on the Prohibition of the Developement, Production, Stockpiling and Use of Chemical Weapons and on their Destruction). Queste convenzioni contrastano duramente il concetto tradizionale di vendita dei prodotti chimici il cui successo era legato ai volumi di vendita. Piú recentemente (2002, World Summit on Sustainable Development, WSSD) si è fatto strada un nuovo concetto secondo il quale la politica di vendita dovesse essere legata contemporaneamente a obiettivi economici e di rispetto dell’ambiente e della salute, perseguendo cioè il concetto di sostenibilità: si è in questo modo dato impulso alla ricerca di nuovi modelli di business basati sull’“etica delle virtú” nei quali i partners (venditori, acquirenti e utilizzatori) adottano una attitudine di fiducia e di cooperazione tra di loro. Noto è il concetto proprio della filosofia giapponese del “kyosei”, che può essere tradotto in “spirito di cooperazione”.

Chemical leasing (Chl): modello “Etico” di business

I modelli di business chiamati Chemical Leasing (ChL) sono stati introdotti per rispondere appunto alla esigenza espressa dal WSSD come approccio nuovo e innovativo nella utilizzazione di prodotti chimici in applicazioni industriali (2005, Perthen-Palmisano e Jakl).
In questo articolo si presenteranno le caratteristiche salienti del modello, rimandando alla letteratura sull’argomento l’approfondimento tecnico, l’evoluzione e la descrizione delle varie applicazioni.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale (UNIDO) ha svolto negli ultimi dieci anni un ruolo importante nell’introduzione e promozione di questo modello di business a livello globale. UNIDO (2011) ha messo a punto una definizione di ChL come segue:
«Il ChL è un modello di business orientato ai servizi che sposta l’attenzione dal crescente volume delle vendite di prodotti chimici, verso un approccio a valore aggiunto. Il produttore vende principalmente le funzioni svolte dalla chimica, e le “unità funzionali” sono la base principale per il pagamento.
All’interno dei modelli di business ChL, la responsabilità del fornitore di servizi e del produttore viene estesa e può includere la gestione dell’intero ciclo di vita. Il ChL cerca di raggiungere una situazione win-win. Ha lo scopo di aumentare l’uso efficiente delle sostanze chimiche, riducendone i rischi e proteggendo la salute umana. Migliora la performance economica e ambientale delle società partecipanti e migliora il loro accesso a nuovi mercati.
Elementi chiave per il successo dei modelli di business basati sul ChL sono la condivisione dei benefici, gli elevati standard di qualità e di fiducia reciproca tra le imprese partecipanti».
Il ChL mira a ridurre i rischi provenienti da sostanze pericolose (Ohl e Moser 2007) e, allo stesso tempo, a garantire un successo economico a lungo termine all’interno del sistema globale di produzione e utilizzazione di sostanze chimiche.
Al fine di comprendere i princípi di base dei modelli di business di ChL, Joas (2008) ha fornito una breve panoramica del ChL, iniziando tuttavia la sua introduzione con una descrizione degli aspetti perversi dei modelli tradizionali di vendita delle sostanze chimiche: qui, il produttore commercializza prodotti chimici per l’utente, che li usa nei suoi processi di produzione per eseguire alcune funzioni specifiche. I vantaggi economici del produttore sono però collegati al volume complessivo di sostanze chimiche vendute all’utilizzatore.
Joas, (con Stoughton e Votta ,2003), sottolinea come il concetto di vendita tradizionale, e con esso il tradizionale rapporto fornitore-utente, contenga incentivi perversi per quanto riguarda il volume di prodotti chimici utilizzati nel processo di produzione. Il produttore ha infatti un incentivo ad aumentare i suoi guadagni attraverso la vendita dei suoi prodotti chimici a prezzi piú elevati o in grandi quantità. L’utente, a sua volta, ha l’incentivo opposto a diminuire i volumi di sostanze per risparmiare sui costi.
Tuttavia, secondo Ohl e Moser (2007 e 2008), l’utente può non avere i mezzi tecnologici, né la conoscenza necessaria per raggiungere questo obiettivo. Questo perché le proprietà delle modalità di impiego e dell’applicazione delle sostanze chimiche è raramente parte delle competenze di base degli utilizzatori. Gli obiettivi del venditore e del consumatore sono quindi in conflitto (Ohl e Moser 2007, Perthen-Palmisano e Jakl, 2005, 49).
La spinta a introdurre modelli etici di business di ChL si spiega invece con la loro caratteristica di invertire l’incentivo incarnato nel concetto tradizionale di vendita per aumentare la produzione e l’uso di sostanze chimiche (Joas 2008).
Il principio di base del ChL è il seguente: il pagamento ottenuto dal produttore non è piú determinato dal volume delle sostanze chimiche vendute ma, invece, dal servizio fornito all’utente. Il produttore, ora essendo un fornitore di servizi, ha un evidente incentivo a evitare un inutile consumo di prodotti chimici nei processi che costituiscono il servizio fornito, dal momento che questo inutile consumo farebbe diminuire i suoi ricavi.
Il modello di ChL trasforma cosí l’efficienza delle risorse in un bene economico – anche per il produttore delle sostanze chimiche. Il risparmio sui costi risultanti del servizio fornito e acquistato sono condivisi tra produttore e utente (Beyer 2008, Schott 2008). Inoltre, il modello di ChL aumenta la competitività ambientale ed economica attraverso l’introduzione delle migliori tecnologie disponibili e delle migliori pratiche ambientali (2005, Perthen-Palmisano e Jakl).
La figura del “facilitatore” può giocare un ruolo assai importante nell’identificare partners potenziali e nel fornire assistenza nel corso dell’implementazione, monitoraggio, valutazione e rendicontazione delle attività come è stato dimostrato in un progetto di implementazione di ChL supportato dal National Cleaner Production Centre (NCPC) dell’UNIDO (si veda http://www.unido.org/ncpc.html).
La figura del facilitatore può poi risultare assai importante nell’implementazione di progetti di ChL in Paesi in via di sviluppo o con economie in fase di transizione. I modelli di ChL possono poi essere di tipo diverso, in funzione dell’integrazione o del coinvolgimento del produttore nel processo condotto dall’utilizzatore. Si rimanda alla letteratura(2005, Perthen-Palmisano e Jakl) per un approfondimento di questi aspetti piú specifici.

Esempi di Chemical leasing

Recentemente è stata pubblicata una Review sulle implementazioni del ChL negli ultimi 10 anni (Moser e Jakl, 2014). Sono ivi riportati e presi in considerazione piú di trenta casi-studio, realizzati in molte nazioni.
Questi alcuni esempi: disinfezione in ospedali; pulizia e sgrassamento di superfici; colorazione nell’industria tessile; applicazione di fertilizzanti nell’agricoltura; lubrificazione di apparecchiature; trattamento delle acque; chiusura ermetica di contenitori nell’industria alimentare; trattamento di contenitori in vetro nell’industria di produzione di cibi e bevande; applicazione di colore su contenitori in alluminio; coltivazione di piante in agricoltura; processi di coloratura, riempimento e lubrificazione nell’industria della carta.
Le applicazioni sono state eseguite in Germania, India, Messico, Russia, Serbia, Slovenia, Sri Lanka, UK, Ucraina. Il risparmio di energia è risultato compreso tra il 7% e il 50%; si sono risparmiati prodotti chimici tra il 20% e il 40%; si sono risparmiati i solventi impiegati nei processi nella misura compresa tra il il 10% e il 70%; si sono ridotti i prodotti dispersi nell’ambiente in maniera significativa, in alcuni casi documentati nella misura del 10%; infine, ridotti sono risultati anche i consumi di acqua in misura compresa tra il 10% e il 100%.

Chemical leasing and Chemical management Services: sovrapposizioni e differenze

Un altro aspetto importante del ChL è la sua relazione rispetto ad altri approcci orientati ai servizi, in particolare il Chemical Management Services (CMS). Sono infatti possibili sovrapposizioni, ma vi sono anche differenze.
La United States Environmental Protection Agency (US EPA 2014) cosí si riferisce al CMS e al ChL, ben differenziandoli: «il CMS è un modello di business in cui un cliente acquista servizi chimici piuttosto che solo prodotti chimici. Questi servizi possono comprendere tutti gli aspetti del ciclo di vita di gestione chimica, tra cui: gli appalti, la consegna/distribuzione, l’inventario, l’utilizzo (tra cui la ricerca di un sostituto chimico), la raccolta, il monitoraggio/reporting, la formazione,

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il trattamento, lo smaltimento, la tecnologia dell’informazione, e anche i miglioramenti dell’efficienza di processo; ciascuna di queste fasi comporta poi i propri costi e rischi … Diverso è il ChL, in cui l’attenzione centrale è dedicata all’ottimizzazione del processo. Il CMS “potrebbe” comprendere il processo di miglioramento dell’efficienza, ma, nella maggior parte dei casi, il trasferimento di know-how tra fornitore e utente risulta limitato».
È quindi l’enfasi del miglioramento del processo e il trasferimento di knowhow fra fornitore e utente che è piú accentuato nei modelli di ChL, aggiungendo però anche lo spirito di collaborazione e di fiducia come sopra menzionato. Vi è da aggiungere, inoltre, che i modelli di ChL sono stati prevalentemente sviluppati in àmbito europeo mentre i modelli CMS sono adottati in àmbito USA.

Bilancio degli ultimi 10 anni di applicazione del Chemical leasing e prospettive future

Moser e Jakl (2014) nell’esaminare i vari modelli di ChL si sono posti le due seguenti domande:
1) possono modelli di ChL allineare gli obiettivi dei decisori politici e dell’industria per quanto riguarda la produzione e l’uso di sostanze chimiche?
2) quali sono i contributi del ChL ad altre iniziative globali volontarie nella gestione delle sostanze chimiche?
Alla prima questione si è ritenuto che il ChL dia risposta positiva rispetto a cinque obiettivi:
a)  obiettivo sensibilizzazione: i rischi inerenti alla produzione e all’utilizzazione dei prodotti chimici sono noti;
b) obiettivo di gestione del rischio: i rischi delle sostanze chimiche prodotte e utilizzate vengono ridotti al minimo in ogni fase del ciclo di vita dei prodotti chimici;
c)  obiettivo ottimizzazione del processo: la qualità delle buone pratiche adottata nell’applicazione di prodotti chimici è aumentata;
d) obiettivo comunicazione: la comunicazione per quanto riguarda i rischi delle sostanze chimiche è accresciuta lungo tutta la catena di approvvigionamento;
e)  obiettivo proprietà: l’industria stessa è responsabile per la documentazione, valutazione e minimizzazione dei rischi derivanti dalle sostanze chimiche.
Si è analizzata e dimostrata la connessione stretta tra obiettivi del REACH e il ChL. Il ChL è quindi considerato un approccio pratico per attuare REACH.
In riferimento alla seconda delle questioni poste, lo studio ha analizzato i risultati documentati in letteratura sul possibile impatto del ChL nella realizzazione di altre iniziative globali attuate dall’industria su basi volontarie, e volte a tutelare l’ambiente dagli effetti negativi delle sostanze chimiche e dei rifiuti connessi. Si sono identificati tre settori specifici: •  il primo esempio è preso dal campo del Cleaner Production, che è un’iniziativa dell’industria mirante a rafforzare i processi e i modelli di produzione nonché a ridurre al minimo la produzione di rifiuti; •  il secondo esempio è concentrato sulla chimica sostenibile, che è un specifico settore dell’agenda per lo sviluppo sostenibile; •   il terzo esempio è tratto dal campo della Responsabilità Sociale d’Impresa. I punti 2 e 3 sono stati oggetto di due recenti pubblicazioni (Moser, F, Jakl, T, Joas, R., e F. Dondi , 2014; Moser, F., Karavezyris, V., e Blum C., 2014). Un ultimo aspetto non trascurabile è costituito dai risvolti legali dei modelli di ChL ampiamente trattati in letteratura e passati in rassegna da F. Moser e T. Jakl (2014). È emerso che l’assicurazione di qualità attraverso un “Certified Chemical Leasing” sviluppato TÜV SÜD Service Management è lo strumento in grado di garantire che i requisiti di legge specifici vengano osservati, consentendo in tal modo a tutti i partner coinvolti di realizzare pienamente il vantaggi di questo nuovo modello di business (2008, Nagel and Schaff ). In conclusione, il ChL si configura coIlme un modello “etico” di business chimico, assai efficace, in grande sviluppo e in grado di rispondere alla raccomandazione del WSSD a sviluppare approcci corretti di gestione delle sostanze chimiche e dei rifiuti pericolosi in tutto il loro ciclo di vita. Il ChL contribuisce quindi a impostare e a raggiungere l’ambizioso obiettivo posto per il 2020 dal WSSD (2002) di utilizzare e produrre prodotti chimici in modi che non arrechino significativi effetti negativi sulla salute umana e sull’ambiente.

 

 

Francesco Dondi 
Professore Ordinario di Chimica Analitica, Facoltà di Scienze, Università di Ferrara

Frank Moser 
Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche, Università di Ferrara


 

Riferimenti bibliografici

 

• Beyer W (2008a), Chemical leasing in Austria—case studies: chemical leasing in the field of pain stripping. In: Jakl T, Schwager P (eds), Chemical leasing goes global. Springer Vienna, Vienna, pp 43–53.

• Joas R (2008), The Concept of Chemical Leasing. In Chemical Leasing Goes Global. in: Jakl T, Schwager P (eds), Chemical Leasing goes global. Springer Vienna, Vienna, pp 17-26.

• Moser, F., Jakl, T. (2014), Chemical leasinga review of implementation in the past decade, Environ Sci Pollut Res, DOI 10.1007/ s11356-014-3879-3.

• Moser, F, Jakl, T, Joas, R., and F. Dondi (2014), Chemical Leasing business models and corporate social responsibility, Environ Sci Pollut Res DOI 10.1007/s11356-0143126-y.

• Moser, F., Karavezyris, V., and Blum C. (2014), Chemical leasing in the context of sustainable chemistry, Environ Sci Pollut Res, DOI 10.1007/s11356-014-3926-0.

• Nagel U, Schaff P (2008), Third-party quality assurance and certification chemical leasing: optimisation by certification. In: Jakl T, Schwager P (eds), Chemical leasing goes global. Springer Vienna, Vienna, Vienna, pp 111-122.

• Ohl C, Moser F (2007), Chemical Leasing Business Models – A Contribution to the Effective Risk Management of Chemical Substances. Risk Anal 27(4): 999-1007.

• Ohl C, Moser F (2008), Chemical Leasing Business Models – an innovative approach to manage asymmetric information regarding the properties of chemical substances. In: Jakl T, Schwager P (eds), Chemical Leasing goes global. Springer Vienna, Vienna, pp 143-156.

• Perthen-Palmisano B, Jakl T (2005), Chemical leasing-cooperative business models for sustainable chemicals management – summary of research projects commissioned by the Austrian federal ministry of agriculture, forestry, environment and water management. Environ Sci Pollut Res 12:49–53.

• Schott R (2008), Cost-benefit analysis. In: Jakl T, Schwager P (eds), Chemical leasing goes global. Springer Vienna, Vienna, pp 163–175.

• Stoughton M, Votta T (2003), Implementing service-based chemical procurement: lessons and results. J Clean Prod 11:839–849.

• UNIDO (2011), Chemical leasing: a global success story. Innovative business approaches for sound and efficient chemicals management. Vienna: United Nations Industrial Development Organization.

• Cfr.: http://www.google.fr/ url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=2&cad=rja&uact=8&ved=0CDEQFjAB&url=http%3A%2F%2Fi nstitute.unido.org%2Fdocuments%2FM8S4_ EnvironmentalManagement%2FChemic al_Leasing.pdf&ei=qU9zU8Ibiq3RBd_Gg JAL&usg=AFQjCNGygPOv3xqerJFOoqm RLG-KhlR_9A&bvm=bv. 66699033,d.d2k. Accessed 14 May 2014.

• US EPA (2014), United States environmental protection agency. http://www.epa.gov/ osw/hazard/ wastemin/minimize/cms. htm. Accessed 14 October 2014

• WSSD (2002), World summit on sustainable development. Johannesburg plan of implementation. http://www.johannesburgsummit. org/html/documents/summit_docs/2309_ planfinal.htm. Accessed 17 May 2014.

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